Anna Maria Luisa, o Ludovica, de' Medici, principessa elettrice del Palatinato nacque a Firenze l'11 luglio 1667 e vi morì il 18 febbraio 1743. La pricipessa fu l'ultima rappresentante della casata fiorentina dei Medici. Unica figlia femmina del Granduca Cosimo III e della principessa Margherita Luisa d'Orléans, divenne nel 1690 la seconda moglie di Giovanni Carlo Guglielmo I, Principe Elettore del Palatinato. La sua famiglia d'origine era sull'orlo dell'estinzione e Cosimo III passò gli ultimi anni della sua vita a cercare di farla riconoscere dagli altri stati europei come propria erede, ma invano. A seguito della morte del marito Anna Maria Luisa ritornò a Firenze, dove visse fino alla morte nel 1743: con lei si estinse la linea primogenita di Casa Medici. Per testamento lasciò la grandissima collezione artistica che apparteneva alla famiglia, e che ella ereditò dal fratello Gian Gastone, ultimo granduca della famiglia, alla sua morte nel 1737, allo stato toscano.
Un'opera come l'Inferno di Dante non avrebbe mai potuto essere scritta da un uomo politico in carriera, tanto meno se nel pieno della sua attività istituzionale. Non sarebbe stata - come oggi si dice - "politicamente corretta". Tuttavia l'uomo politicamente sconfitto che avrebbe potuto scriverla, avrebbe anche dovuto nutrire un certo revanchismo, un certo spirito di rivincita (in questo caso "poetica") nei confronti dei propri avversari. Questa non è un'opera serena ma risentita, non è una "commedia" ma una "tragedia", proprio perché non vi è riflessione distaccata ma esigenza di vendetta.
Giorgio La Pira, terziario domenicano col nome di Fra Raimondo, avrebbe senz’altro esclamato “Cose grandi, ragazzi!’’ e tutto si sarebbe aspettato meno di vedere lo striscione “La Pira sindaco Santo subito’’, srotolato
Si prega e si canta in giapponese, inglese, spagnolo e portoghese in una comunità italiana, toscana e fiorentina in Giappone. La Cattedrale di Osaka è chiusa per restauri fino a primavera e la Messa è all'aperto, concelebrata dal nuovo arcivescovo Maeda con il suo predecessore Ikenaga e l'ausiliario Goro Matsuura.
Si è concluso il restauro della Crocifissione realizzata da Donatello nel 1455 e ora conservato al Museo Nazionale del Bargello, nel Salone dedicato all’artista fiorentino. Condotto da Ludovica Nicolai sotto la direzione di Beatrice Paolozzi Strozzi, già Direttore del Museo Nazionale del Bargello, l’intervento costituisce il secondo progetto realizzato nell’ambito della prima edizione del “Premio Friends of Florence Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze”.
Sulle tavole dei fiorentini, di questi tempi, non può mancare il castagnaccio, il dolce dell’autunno a base di farina di castagne. Originario della zona di Lucca - conosciuto con il nome di
Con la costituzione di Firenze a libero comune e la creazione della figura del capitano del popolo, venne costruito il palazzo più tardi detto del Bargello. Il primo nucleo, affacciato su via del Proconsolo, già iniziato nel 1255, venne realizzato secondo Giorgio Vasari da Lapo Tedesco, inglobando il vecchio Palagio, la torre dei Boscoli e alcune case e torri della Badia Fiorentina, tra il 1340 e il 1345 l'edificio venne rialzato da Neri di Fioravante. Ampliato successivamente con un nuovo edificio su via dell'Acqua tra il 1260 e il 1295 quando venne realizzato il cortile porticato, tra il 1316 e il 1320 venne rialzato sui lati di via Ghibellina e via dell'Acqua. Alla metà del Trecento divenne sede anche del Podestà. Con l'instaurarsi dell’egemonia medicea nella seconda metà del Quattrocento, divenne prima la sede del Consiglio di Giustizia e dei Giudici di Ruota, e dal 1574, sotto il duca Cosimo I de' Medici, sede del bargello, ovvero il capo delle Guardie o di Piazza.
Il Giappone celebra Firenze, epicentro culturale del Rinascimento, con la mostra “Arte a Firenze da Botticelli a Bronzino: verso una ‘maniera moderna’” che ripercorre l'evoluzione dell'arte fiorentina a cavallo fra il XV e il XVI secolo. Dall' 11 ottobre al 4 dicembre 2014 il dipinto farà parte della mostra “Arte a Firenze da Botticelli a Bronzino: verso una ‘maniera moderna’” curata anche dalla Galleria degli Uffizi e ospitata al Tokyo Metropolitan Art Museum. Insieme ad oltre ottanta opere provenienti per la maggior parte dalla Galleria degli Uffizi, co-curatore della mostra insieme ai giapponesi del network televisivo TBS e del quotidiano The Asahi Shimbun, è partita per Tokyo anche “Madonna col Bambino e un angelo” di Sandro Botticelli del 1465, uno dei pezzi più importanti della collezione di opere d’arte appartenenti al Museo degli Innocenti.
Tra il 1515 ed il 1520 Piero di Cosimo dipinse un bel ritratto, oggi conservato al Museo Condé a Chantilly, raffigurante la donna che nella Firenze di Lorenzo il Magnifico era detta “la senza pari”, ovvero Simonetta Cattaneo Vespucci. Amata da Giuliano de' Medici era considerata la più bella tra le fanciulle fiorentine tanto da diventare musa ispiratrice di Botticelli che la dipinse in molti dei suoi capolavori e del Poliziano che in una sua poesia ne celebra il “lieto viso” incorniciato da “crini d’oro”. Quando Piero esegue il dipinto Simonetta era già morta di tisi a soli 23 anni nel 1476 e il pittore fu costretto ad usare una medaglia con la sua effige come modello. Il profilo della giovane si staglia sullo sfondo di un paesaggio in tempesta e ricco di richiami simbolici che rimandano alla sua morte prematura: l’albero secco a sinistra e le cupe nuvole del tramonto.
La Loggia del Bigallo, con annesso palazzo, è situata in piazza San Giovanni, cioè la parte ovest di piazza del Duomo a Firenze. Il palazzetto fu costruito per la Compagnia di Santa Maria della Misericordia fra il 1352 e il 1358, dove un tempo esisteva una casa-torre degli Adimari distrutta dopo la cacciata dalla città della famiglia per via del suo credo guelfo nel 1248. La nuova loggia in antico serviva ad esporre al pubblico i fanciulli smarriti o abbandonati affinché fossero rintracciati, riconosciuti o adottati. Sebbene edificata in pieno periodo gotico, la loggia presenta, oltre alle bifore al primo piano, una loggia con archi a tutto sesto che si dice abbia ispirato il Brunelleschi nella realizzazione dello Spedale degli Innocenti e quindi nell'ideazione dei dettami dello stile rinascimentale.
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