«Vuoi tu, dunque, amico caro, ch’io ti racconti quel che videro i miei occhi ed udirono i miei orecchi nell’avventurosa corsa che facemmo da Genova a Marsala ne’ primi giorni di maggio del 1860, quando saltò in testa a Garibaldi il ticchio di fare quella che parve da principio una gran pazzia, e fu giudicata di poi opera egregia e principalissima tra le sue più belle?». Così Giuseppe Bandi, giornalista, maremmano ma che a Livorno fondò il Telegrafo, inizia a narrare nel suo libro I Mille la spedizione che cambiò l’Italia. La storia di Garibaldi e la Toscana comincia però molto prima di quel fatidico 1860 ed il racconto del rapporto tra il ribelle e i figli dell’Etruria percorre oltre venti anni, su e giù per la regione. Per tutti però Garibaldi e la Toscana vuol dire soprattutto Talamone. Il 5 maggio 1860 Giuseppe Garibaldi ed i suoi volontari partirono da Quarto, a bordo dei piroscafi Piemonte e Lombardo. Leggenda vuole che i contrabbandieri genovesi approfittassero del caos della partenza per far sparire l’unica barca che trasportava munizioni e il generale si accorse presto di avere solo fucili inservibili, decidendo di approdare in Toscana.