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VIVA IL CARNEVALE
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VIVA IL CARNEVALE

In tempi di rutilanti scenografie, mirabolanti effetti speciali e trionfalismi dell’apparire, nonché di abbigliamenti  sbalorditivi e costumi stupefacenti, Stenterello è diventato  patetico e sbiadito .

La tipica maschera fiorentina, inventata  a metà del ‘700 da Luigi Del Buono, orologiaio e poi attore, che debuttò al Teatro Ognissanti in abiti dimessi e aspetto patito da morto di fame, non è nell’olimpo della Commedia dell’Arte, ma rappresentava l’arguzia tipica del fiorentino dall’occhio acuto e lingua tagliente, che sa destreggiarsi nelle situazioni tragicomiche della vita. Personaggio “sgangherato” dunque, poco adatto al “politically correct” oggi in auge e scomodo in una Firenze che per i residenti fiorentini, se ne sono rimasti, offre molti spunti per commenti salaci, pungenti e sardonici. Be’, con buona pace dell’Amministrazione Comunale, ci vorrebbe uno Stenterello fisso in Palazzo Vecchio e l’antico spirito popolare toscano, irriverente e competente, andrebbe rispolverato non solo per Carnevale.

Passando alla storia di questa colorata e vivace celebrazione, è il Trionfo del  retaggio mediterraneo, in particolare italiano viste le radici greco-romane, delle Dionisiache e dei Saturnali.  Trionfo della maschera che può permettersi di dire  quello che non è permesso a viso aperto. Trionfo dell’irriverenza, della burla, della risata grassa e anche cattiva. E poiché la Chiesa non poteva proibire questo divertimento popolar-pagano, lo adottò col compromesso di folleggiare fino alla penitenza della quaresima. 

L’aristocratico, sofisticato, elegante e impareggiabile Carnevale di Venezia fa da contrasto a quello più ridanciano, sboccato e “plebeo” di Viareggio, che comunque si è raffinato nel tempo. Il 25 febbraio 1873, martedì grasso, vide la prima storica sfilata lungo la via Regia, organizzato da giovani gaudenti: carrozze addobbate con personaggi mascherati allo scopo di divertire e fare baldoria, in modo diverso dai soliti veglioni d’elite, sfilarono fino alla giuria dei signori “Imparziale, Intendente e Buongusto” che distribuì ai vincitori  una profusione di vini. 

Secondo la regola che tutti vogliono salire su carro dei vincitore, l’idea piacque e si perfezionò in carri più elaborati tirati da buoi, che nel 1905 sfilarono sui Viali a Mare per maggiore visibilità e partecipazione. Nel 1921 arrivò la musica: Icilio Sadun compose  “Il Carnevale a Viareggio” che sarà l’inno della manifestazione. Nel 1925  Antonio d’Arliano rende protagonista la cartapesta facendone un’arte per creare  maschere più grandi e leggere: i famosi mascheroni. 

Nel 1931 Uberto Bonetti  disegna Burlamacco, che rimane simbolo del Carnevale viareggino e si accompagna a “Ondina” simbolo dell’estate. Con la sua tuta a scacchi bianche e rossi, come gli ombrelloni sulla spiaggia, è un concentrato di  Arlecchino, Pierrot, Capitan Fracassa e Rugantino, incluso il mantello nero di Balanzone. Il nome si ispira al Buffalmacco di boccaccesca memoria, includendo anche un tocco fiorentino, per quanto il Burlamacca, ovvero il canale del porto, sia di origine lucchese. Ondina è la portavoce delle bagnanti, in costume tipico dell’epoca e i due sono da allora icone viareggine. 

Dopo l’intervallo bellico, il Carnevale riparte in forza e approda in tv nel 1954, dopo che nel 1952 Beppe Domenici ebbe la brillante idea di sostituire i buoi con trattori: fu il primo a far trainare così il suo carro “ Follie del Progresso”, imitato successivamente da tutti. E dal 1960, si rafforza la satira politica facendo salire sui carri i “grandi del mondo”, ritratti con maestria e ironia dagli artisti della cartapesta. Ogni anno questi fanno a gara per creare maestosi mascheroni per carri sempre più stipati di figuranti in costume, che cantano e ballano inondando di coriandoli la folla sempre più numerosa, nonostante l’entrata al Lungomare sia diventata a pagamento e trovare parcheggio in città sia un incubo. 

Per un mese, a febbraio,  il Carnevale è protagonista notte e giorno con sfilate di carri mastodontici, feste rionali e veglioni in maschera pubblici e privati.  Un pittoresco evento di fama planetaria di arte, tradizione, spettacolo e cultura. La Nostra, con buona pace dell’importata Halloween o di quella sudamericana, che ha cominciato con pennacchi e costumi discinti a circolare anche per Firenze e in UK si è creata una strepitante nicchia  a Notting Hill in agosto, giusto quando Burlamacco e Ondina si tuffano  nel Tirreno, più o meno limpido, e gli artisti viareggini  cominciano a modellare i loro eroi di cartapesta  negli  hangar della Cittadella del Carnevale.

 

Margreta MOSS

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