…e d’oro sono gli sfondi dei quadric che luccicano nelle sale scure, dando risalto ai tesori pittorici in esposizione fino al 22 giugno. “SIENA, the raise of painting, 1300-1350” e’ l’apoteosi di Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti.
In stretta collaborazione con il Metropolitan Museum di New-York, dove e’ stata precedentemente esposta, la mostra si avvale di molti prestiti internazionali, che riuniscono anche opere smembrate ai Quattro venti.
In tema col periodo pasquale, molte crocefissioni arrivati da Francia, Fiandre, Germania, Belgio, Austria e naturalmente Italia, variano dalla scena nuda e cruda a quella fitta di soldati, apostoli e donne piangenti. Maria Maddalena generalmente spicca per il vestito rosso, gli sciolti capelli biondi e le braccia drammaticamente alzate verso Cristo morente.
Particolarmente significativo il polittico Orsini per il fatto che era trasportabile e per le scene della Passione particolarmente espressive secondo lo stile di Simone Martini. E’ inclusa anche una splendida Annunciazione con Madonna seduta in atteggiamento di ritroso stupore, se non preoccupazione, davanti a un Gabriele genuflesso cosi’ bello da valergli la copertina del ponderoso catalogo.
Simone esegui’ un’altra pala d’altare anche per il Palazzo Pubblico, I cui pannelli vedono Pietro, Andrea, Luca e Ansano a paladini di una Madonna in blu classico e aria malinconica. Ma e’ il Bambino che l’artista rende molto umano: riccioluto, biondo-rossiccio e cicciotto, con occhi tondi spalancati verso il pubblico, gioca ccon il mantello della Madre, senza nessun stereotipo di santita’, missione e passione: un realistico bambino senese che fa simpatia a prima vista. Il culto della Madonna, patrona di Siena, emerge in ogni sala: e’ quella dolcissima di Duccio che accoglie I visitatori, il cui Gesu’ sembra volere con la sua carezza asciugare una lacrima con il suo delicate velo.
La venerazione per la Madonna, almeno fin dal 1200 e’ palese nella storia di Siena che fu la prima in Europa a celebrare pubblicamente la Festa dell’Assunzione e il 15 agosto 1310 si corse per la prima volta il Palio in suo onore. Le Maesta’ di Duccio sono degne della fama e del prestigio di Siena nel “300, citta’ di mercanti e banchieri internazionali, che ha avuto la sfortuna di essere troppo vicina a Firenze e pensarla diversamente in politica. Quella portata in processione nella cattedrale il 9 giugno 1311, fra l’altro prima opera fermata, grandiosa Pala d’altare dipinta davanti e dietro, potrebbe testimoniare da sola il prestigio della pittura senese. Basterebbero I pannelli della predella posteriore, riassemblati da vari musei, dove le storie della vita di Cristo sono pittorescamente arricchite dall’architettura di Siena e dintorni.
E fuori citta’ cominciarono a lavorare Pietro e Ambrogio Lorenzetti, attivi a Cortona e Assisi. In Una intera sala trionfa il polittico di Santa Maria della Pieve, commissionato a Pietro nel 1320 dal vescovo di Arezzo e arrivato in mostra appunto da Arezzo. A tutta parete, fra martiri e santi connessi con la citta’, una raffinata Madonna tiene in braccio il Bambino, in una dinamica interazione che corre fra gli sguardi, con Gesu’ che tira l’orlo del sofisticato abbigliamento della Madre, che con la destra raccoglie il mantello rivelado una lussuosa rifinitura interna di pelliccia.
Il fratello Ambrogio ebbe l’onore di essere definito da Ghiberti “famosissimo e singolarissimo” per la sua abilita’ di rappresentare complesse situazioni figurative anche con tocco intelllettuale e intensita’ psicologica. La sua Annunciazione, dalla Pinacoteca Senese, mostra una Vergine che guarda in alto con aria quasi rassegnata, mentre un mascolino Gabriele tiene con la sinistra la palma come un bastone e con la mano destra segnala all’indietro col pollice, quasi a significare “m’hanno detto di la’ di riferire…”
Martini e Lorenzetti iniziarono pure l’Arte di Corte e le loro botteghe lavorarono attivamente per il governo di Siena e per ricchi mercanti.
Simone arrivo’ addirittura ad Avignone (e fu molto ammirato da Petrarca) e quindi abbiamo un San Luigi di Tolosa, una Santa Elisabetta d’Ungheria, espandendo la fama di Siena insieme a manufatti per altari e sacrestie. A questi e’ dedicata un’altra sala con calici, reliquary, incensieri, tappezzerie in teche, capolavori di artigiani dell’epoca, inclusa una deliziosa terracotta di Madonna in trono, fatta da Goro di Gregorio nel 1340, unico esempio sopravvissuto di terracotta italiana del XIV AD.
La scultura e’ rappresentata da Tino di Camaino. Oltre ad un significativo bassorilievo marmoreo di Vergine e Bambino dall’Hermitage, dove tutti e due guardano verso un punto fuori cornice, quasi verso una premonizione del destino di Gesu’ o dell’Umanita’, grande spazio e’ dedicato alla tomba di Gastone della Torre. Questo ecclesiastico di alto rango che andava verso Aquileia dove era stato patriarca, durante il viaggio cadde da cavallo nei pressi di Firenze e mori nell’agosto 1318.
Vista l’importanza dell’individuo, dopo essere interrato nella Chiesa di Santa Croce, gli fu eretto un imponente monumento che si trova nel museo dell’Opera del Duomo di Firenze, ma era molto piu’ complesso e articolato, come dimostrato dalle sculture marmoree in mostra di cariatidi che sorreggevano il baldacchino,angeli che presentavano il vescovo alla Madonna con Bambino, rivolto verso il sarcofago con aria compassionevole. Fu comunque un colpo di fortuna per la carriera di Tino in Firenze , dopo Siena, Napoli e Pisa, dove imparo’ molto da Giovanni Pisano.
La mostra e’ corredata da un sostanzioso catalogo che sottolinea il prestigio di Siena e l’importanza dei suoi artisti nella pittura europea, ma e’ consigliabile non perdere l’occasione di lustrarsi gli occhi di persona, anche se I maggiori capolavori dei suddetti vessilliferi dell’arte senese, vedi gli affreschi, sono rimasti in patria.
Margherita CALDERONI

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