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Michelangelo, genio fiorentino
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Michelangelo, genio fiorentino

Agli inizi del ‘400 la posizione sociale dell’artista è quella di un semplice artigiano, più o meno come il calzolaio il maestro di pietra e legname. E' vincolato agli statuti della sua arte e obbligato ad un tirocinio di oltre otto anni prima di poter svolgere autonomamente la sua attività. Sono il tirocinio e l’iscrizione nei registri dell’Arte che danno il diritto di aprir bottega ed esercitare la professione, non il talento. L’artista non gode di privilegi o di particolari riconoscimenti per la sua opera che esegue su ordinazione, attenendosi alle indicazioni ed ai tempi fissati dal committente, riceve un salario commisurato al tempo, al materiale e agli aiuti che ha impiegato nell’opera. Il lavoro artistico è il frutto di una proficua collaborazione tra maestro, allievi e aiuti, tanto che si parla di “scuola”.

 
Alla fine del ‘500 la posizione sociale dell’artista è completamente mutata: prima di tutto non è più soggetto agli statuti, e quindi alle assurde limitazioni delle Arti; le corporazioni erano nate per difendere gli interessi di categorie di produttori che adesso non hanno, evidentemente, più bisogno del loro intervento. L’affermarsi della la borghesia, inoltre,  contribuisce all’affermazione della nuova figura dell’artista: i nuovi ricchi richiedono le opere d’arte e sono disposti a pagarle a caro prezzo. La sproporzione fra richiesta e offerta del prodotto artistico va a tutto vantaggio dell’artista che comincia a domandare un compenso commisurato alla sua fama ed al suo talento.

Ma non è solamente l’aumento della ricchezza in circolazione che contribuisce a creare il nuovo atteggiamento sociale nei confronti dell’artista, esso si consolida per merito dell’alleanza e il sostegno degli intellettuali. Nasce il concetto di GENIO, assente nella visione medievale dell’arte, e l’esponente principale di questo nuovo modo di intendere l’arte è proprio Michelangelo: è lui il primo artista nel senso moderno della parola, ed è sempre lui che per primo, si libera dalla tutela delle arti. Diversamente dagli altri artisti dell’epoca, Michelangelo esegue di sua mano tutta l’opera, senza avvalersi della collaborazione di discepoli e assistenti (se non per i lavori preparatori e marginali). Con Michelangelo non si parla più di “scuola” ma di “mano”.

Michelangelo proclama fieramente la sua individualità, ha piena coscienza dell’eccezionalità dell’artista e non ha paura di mettersi in contrasto con i potenti: nel 1506, irritato da Papa Giulio II che si rifiuta di riceverlo, abbandona Roma e torna a Firenze. A nulla valgono le preghiere e le minacce dei messi papali che tentano di riportarlo a lavoro. Nel 1535, papa Paolo III esenta Michelangelo da ogni dipendenza dall’arte della pietra e lo nomina in una volta sola “sommo architetto, scultore e pittore del Vaticano”. Ecco nato il genio.

 

 

 

 Autore

 

Marisa Cancilleri

 

 

 

 

 

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