La quasi totalità delle guide e i libri più o meno divulgativi su Firenze non parlano o dubitano dell’esistenza di un ippodromo nella nostra città durante l’Impero Romano, invece c’era, e forse saperlo è una sorpresa anche per molti fiorentini. L’esistenza dell’ippodromo dell’antica Firenze è connessa a quella del Palio dei Cocchi, il quale venne istituito per volontà del Granduca Cosimo I de’ Medici nel 1563 per resuscitare in Firenze le gare che disputavano gli antichi romani nel Circo Massimo.

Olio su tela di Giovanni Signorini raffigurante il Palio dei Cocchi in Piazza Santa Maria Novella del 1844
La rievocazione si svolgeva nella Piazza Santa Maria Novella, dove, nel 1608, vennero drizzati i due obelischi poggianti su tartarughe di bronzo modellate dal Giambologna e terminanti col giglio di Firenze. I quattro cocchi che disputavano il Palio, trainati da due cavalli, avevano la foggia dei carri romani da guerra. Gli aurighi guidavano dritti, in piedi, vestiti coi colori dei quartieri fiorentini. Non fu a caso che i Medici scelsero per questa rievocazione la piazza di S.Maria Novella: infatti già il filologo e storiografo Vincenzo Borghini, luogotenente del Granduca Cosimo, sapeva, come vedremo più sotto, che qui a lato della piazza si trovava in epoca romana il Circo o Ippodromo dell’antica Florentia e che le case della parte di levante poggiavano e poggiano le loro fondamenta proprio sui resti di questo antico edificio.

La Colonna al Trebbio è posta ove si trovava la meta
meridionale dell'antico ippodromo romano di Florentia
E’ risaputo che sotto l’Imperatore Diocleziano Firenze venne scelta come Corrector Italiae cioè residenza del Governatore delle regioni riunite dell’Etruria e dell’Umbria (289 – 366 d.C.) e per la sua privilegiata condizione di capitale ebbe un Anfiteatro ed un Teatro, ma molti non sanno che fu arricchita in quel momento, all’inizio del IV secolo d.C. anche di un Ippodromo.

La posizione dell'ippodromo romano di Florentia
Proprio in quell’epoca (303 d.C.) Diocleziano si recò a Roma col collega Massimiano per celebrare il trionfo già da più anni decretato ai due Augusti dal Senato. In questa circostanza furono fatte generose elargizioni alle principali città dell’impero per l’ammontare di 310 milioni di denari. E’ più che probabile che anche Firenze beneficiasse di tanta ricchezza da permettersi la costruzione del complesso che ancora le mancava nella sua qualità di capitale della Toscana e Umbria: ossia il Circo. Lo splendido edificio misurava dalla Croce al Trebbio a Piazza dell’Unità Italiana circa 220 metri di lunghezza ed era largo circa 50 metri e poteva ospitare più di ventimila persone. Esso doveva apparire molto simile come tipologia a quello riportato in luce ad Aphrodisias in Caria, nell’attuale Turchia.

L'ippodromo romano di Florentia doveva ricordare quello della città greca di Aphrodisias situata nell'odierna Turchia
Anche il circo di Florentia fu destinato ai pubblici giochi che consistevano principalmente in lotte di gladiatori, corse di cocchi e cavalli e forse anche in naumachie. Aveva la forma dell’ippodromo greco: leggermente obliqua rispetto all’asse longitudinale si trovava la spina, alto basamento in mezzo alla pista o arena sulla quale erano posti degli obelischi e segnacoli per contare i giri dei carri.

Uno degli obelischi di Piazza Santa Maria Novella sorretti dalle tartarughe del Giambologna
Nell'antico stadio fiorentino di epoca romana, alle due estremità della spina, sorgevano le metae: una dalla parte della Croce al Trebbio, l’altra verso Piazza dell’Unità, intorno alle quali giravano gli aurighi. Intorno all’arena si elevavano le gradinate della cavea simili a quelle degli stadi odierni. La più antica menzione scritta sull’Ippodromo o stadium di Florentia, risalente probabilmente ai primi del IV secolo d.C., si trova in una invectiva che Coluccio Salutati, Cancelliere della Repubblica Fiorentina, inviò nel 1375 al vicentino Antonio Luschi, il quale dubitava sull’origine romana di Firenze. Vincenzo Borghini nel 1569 dopo aver chiarito tra Anfiteatro e Circo identificava quest’ultimo: “dove oggi è la Croce al Trebbio, non solo per la forma rotonda, la quale, come anche l’Anfiteatro rappresentavano le case tirate sopra i vecchi fondamenti, ma ancora per alcuni vestigi trovati sotterra a diverse occasioni che si riconoscono per propri di questa sorta di fabbriche”.

Vincenzo Maria Borghini ritratto da Francesco Morandini detto il Poppi
Di famiglia nobile, nato a Firenze nel 1515, Vincenzo Maria Borghini a soli sedici anni abbracciò la vita monastica entrando nell'ordine benedettino, nel cui Studio si accostò alla cultura classica greca e latina ed alle scienze filosofiche. Nel 1540 venne ordinato sacerdote e servì il proprio ordine in varie città d'Italia. In seguito venne inviato definitivamente a Firenze dove si guadagnò la stima di Cosimo I de' Medici per la sua competenza negli studi filologici, storici, letterari e di antiquaria greca e romana. Il Dux Etruriae gli affidò importanti incarichi amministrativi a carattere religioso e culturale. Con Vasari - che aveva aiutato nella prima edizione delle Vite - curò molti degli apparati scenografici per le manifestazioni medicee, e in generale si occupò del progetto culturale sotteso alle opere artistiche della Firenze medicea: per la sua tematica dantesca si veda in particolare il progetto borghiniano per gli affreschi del Campanile del Duomo di Firenze, realizzati poi dal Vasari e dallo Zuccari. Raccolse materiali per una grande opera sulla storia fiorentina delle origini e del medioevo e sulla sua lingua che non fu mai portata a termine; alcuni di questi materiali furono pubblicati postumi nei due volumi dei Discorsi. Seguì l'attività dell'Accademia Fiorentina, rispetto alla quale esercitò il ruolo di moderatore esterno, e si occupò anche di critica dantesca, lasciando tutto il suo lavoro inedito in quaderni e appunti. Tutti i moderni studiosi delle antichità fiorentine sono debitori nei confronti di Vincenzo Borghini per la sua preziosissima opera filologica. La riscoperta dei luoghi della tradizione circense di Firenze è soltanto uno dei molti salienti elementi della sua opera di ricerca.
Autori
Enio Pecchioni e Andrea Claudio Galluzzo
Gruppo Archeologico Fiorentino
Note
- Francesco Bartolini, Storia di Roma, Fratelli Treves, Milano 1886.
- Ekrem Akurgal, Ancient Civilizations and ruins of Turkey, Published by Mobil Oil, Instanbul 1970.
- Lino Coluccio Salutati (umanista: Stignano Val di Nievole 1331 – Firenze 1406), Invectiva …in Atonium Luscum de Repubblica male sentientem, A.S.F.
- Vincenzo Maria Borghini (filologo e storiografo, Firenze 1515-1580), compì studi accurati sulla storia di Firenze che furono pubblicati dopo la sua morte. “Discorsi” edizione Manni, Milano 1808.

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