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Firenze sul trono di Francia
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Firenze sul trono di Francia

CATERINA DE MEDICI

(Firenze 13/4/1519 - Blois 5/1/1589)

Firenze sul trono di Francia

Orfana a un anno, sballottata fra nonna ( Alfonsina Orsini) zia ( Clarice de’ Medici) , svariati monasteri e bis-zio Giulio de’ Medici (Papa Clemente VII) che ne fece il pacco nuziale per Enrico, figlio di Francesco I di Francia, a soli 14 anni, ci si potrebbe aspettare che la povera creatura diventasse una spaesata marionetta manovrata da fili politici. Caterina invece li prese saldamente in mano e, con buona pace dei francesi, a cui fra l’altro insegno’ l’uso della forchetta, del tovagliolo e delle mutande, divenne una delle piu’ grandi regine di Francia.

Il ruolo fu comunque parecchio sudato perche’ rimase sterile per dieci anni, durante i quali dovette sorridere a denti stretti a Diana di Poitiers, affascinante amante del marito Enrico II. Diana tuttavia, che era pure 10 anni piu’ vecchia del re, era abbastanza intelligente da capire che non aveva a che fare con una raccattata qualunque. Infatti Caterina subi’ in silenzio e poi comincio’ a sfornare prole reale.  Dieci figli di cui tre futuri tre e due regine, nonche’ la tutela di Maria Stuart, a cui regalo’ le famose perle, incamerate poi da Elisabetta I d’Inghilterra.

La disprezzata “figlia di banchieri” , accusata anche di pratiche occulte quando installo’ a corte Nostradamus, visto che si dilettava di erboristeria e astrologia, rimase saldamente in sella (invento’ la “cavalcatra all’amazzone”) per 40 anni, governando per conto dei figli che succedettero alla morte di Enrico, avvenuta nel 1559 dopo essere stato sbalzato da cavallo durante le giostre per le nozze di sua figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna. Sul letto di morte, Enrico invocava Diana, ma Caterina non le diede accesso e da allora si capi’ da che parte tirava il vento.

Inaugurando la moda di vestirsi a lutto di nero, invece che di bianco, fu da allora Regina Madre e reggente per i figli, purtroppo minati dalla tubercolosi. E purtroppo dovette destreggiarsi con i crescenti problemi religiosi, fra Cattolici e Riformisti, gli intrighi fra potenti famiglie come Borboni e Guisa e l’ostilita’ di cortigiani che non le perdonavano di essere italiana.

Caterina e’ stata accusata di magia nera e delitti per avvelenamento: assolutamente falso, ma tragicamente vero fu il massacro della notte di San Batolomeo, che fu ordinato per prevenire un ipotetico attacco al giovane Carlo IX da parte dei Protestanti che accusavano la Corona di aver ucciso il loro grande sostenitore Ammiraglio Coligny, giusto dopo le nozze organizzate da Caterina tra la figlia Margaret e Enrico di Navarra, protestante, per vedere di accordare le avverse parti religiose. Dopo la tragica notte del 1572 scoppio’ naturalmente il putiferio e dopo migliaia di morti, la Francia si trovo’ divisa fra cattolici a nord e protestanti a sud. Caterina fece del suo meglio per riportare pace e unita’, ma l’altro suo figlio Enrico III, di simpatie protestanti, imbasti’ la cosiddetta Guerra dei tre Enrichi, che fini’ con il suo assassinio, poco dopo la morte di Caterina nel 1589.

Una famiglia in dissoluzione, ma non per colpa della “strega straniera”, figlia dei suoi tempi, insanguinata da nefasti intrighi che erano pane quotidiano in tutte le corti europee. In queste tumultuose circostanze, Caterina fece del suo meglio nell’interesse dei figli e della Francia, dimostrando fortissima personalita’, intelligenza e astuzia, diplomazia e determinazione. Dopo essere stata manovrata da altri, riusci’ a farsi largo fino all’apice del potere, che mantenne combattendo con le unghie e con i denti, a dispetto della sua condizione di donna in ambiente maschile ostile in terra straniera.

In linea con il suo retaggio fiorentino, fu un’attiva patrona delle Arti e finanzio’ largamente monumenti, pitture e produzioni teatrali. La sua curiosita’ la port0’ a studiare testi di astrologia e teologia, il suo senso del bello e del buon gusto la fecero appassionare ai profumi, non solo quelli del suo profumiere toscano Renato Bianco, ma anche a quelli della buona tavola, favorendo i suoi cuochi fiorentini nella diffusione di asparagi, piselli, pomodori e carciofi. E, con buona pace dei francesi, introducendo ricette per la zuppa di cipolle e anatra all’arancia, come i suoi pranzi finivano sempre con gelato e crema pasticcera.

Caterina si classifica quindi gran Donna, grande Regina e grande Vanto di Firenze.

 

Margherita Calderoni

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