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DONNE SCANDALOSE: CATERINA BENINCASA
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DONNE SCANDALOSE: CATERINA BENINCASA

CATERINA BENINCASA dinamica santa di energica tempra toscana (29 aprile- Patrona d'Italia)

Caterina Benincasa nacque a Siena nel 1347 in una florida e prolifica (25 figli) famiglia della Contrada dell'Oca. L'inequivocabile vocazione spirituale e il carattere ostinato la portarono a vestire l'abito delle Mantellate di S. Domenico a 16 anni. Dopo tre anni di rigoroso ascetismo, Caterina decise che la sua opera sarebbe stata più fruttuosa fuori delle mura del convento e si dedico' in particolare a sedare le continue ostilita' di parte delle mille fazioni avverse in cui erano divise le citta' toscane e italiane dell'epoca.

Il suo contagioso fervore   non risparmiò' nemmeno il Papa, che Caterina si adoperò' in ogni modo di riportare a Roma dal volontario esilio in Avignone. Logorata dalle molteplici missioni per il bene e l'unita' della travagliata Chiesa medievale (si trovo' a combattere anche contro un antipapa) Caterina morì a Roma a 33 anni, dopo aver dato il concreto esempio di come lei esortava tutti i cristiani a essere:" carboni accesi, infocati, nella carità' di Dio e del prossimo."

Che fosse un carattere deciso, Caterina lo dimostro' subito facendo dannare i genitori. Sua madre in particolare, la concreta Monna Lapa, non poteva mandare giu' il fatto che questa figlia diafana e mingherlina si macerasse in preghiera e penitenza fin da piccola, andando in estasi davanti a Madonne e Crocifissi. Insomma non capiva la fissazione di Caterina di farsi suora, a differenza degli altri 24 figli di tendenze normali. Infatti Caterina era un' eccezione e divento' una santa eccezionale. Intanto, a 16 anni, riusci' a vincere anche la riluttanza della Superiora delle Terziarie di S. Domenico (non la   voleva perchè giovane e bella) e vesti' l'abito delle Mantellate. (cosi' dette per il mantello nero sopra la veste bianca) Per quattro anni Caterina gode' della vita contemplativa, concentrandosi totalmente sulle gioie dello spirito e sulle visioni celesti. Poi entro' in azione. Impregnata di carita' cristiana e animata da apostolico impegno, Caterina mise a frutto il suo temperamento soave e impetuoso adoprandosi senza risparmio a e soccorrere i malari, i poveri, i carcerati. Dotata di una fede incrollabile e di una sorprendente eloquenza,

Illetterata figlia di un tintore divenne l'esempio vivente di tutte le virtu' cardinali e teologali, predicando   amore, pace e obbedienza alla Chiesa in modo tale da riuscire talvolta irritante ai sospettosi occhi degli stessi ecclesiastici. Non essendo un personaggio mediocre, Caterina ebbe naturalmente diversi nemici. Probabilmente passo' anche per presuntuosa fanatica, ma non si scompose mai per dare scandalo: lo stesso tipo di scandalo che aveva dato Cristo. Imperturbabile e angelica, Caterina andava diritta allo scopo che si era prefissata con l'esempio e la parola: per raggiungere anche coloro che non erano a portata di voce, dal 1370 comincio' a dettare le sue famose lettere.

Chi riceveva missive che cominciavano "Nel nome di Cristo Crocifisso e di Maria dolce", sapeva gia' che sarebbe seguito un accalorato invito alla conversione o all'umilta,' o acerbi rimproveri, o infervorati incoraggiamenti.   Spedi' lettere a vicini e lontani, poveri e ricchi, Re e Pontefici, nemmeno la peste del 1374 che falcio' Siena la freno'. Fra una lettera e l'altra, Caterina visitava ospedali affollati, luridi casolari e palazzi principeschi, portando soccorso spirituale e corporale. Poi comincio' a viaggiare. Montepulciano, Pisa, Calci, La Gorgona,Montalcino, Lucca, Firenze, Caterina procedeva indomita all'ombra del gonfalone di Cristo sotto il quale voleva radunare le genti anche per indire una Crociata. Per gli atei, i guerrafondai, i seminatori di discordia, una seccatrice tremenda. La faccenda della crociata   potra' sembrare una fissazione assurda, ma Caterina, donna pratica e lungimirante, la vedeva anche come rimedio alla triste piaga delle milizie mercenarie che imperversavano in Italia, afflitta da continue lotte intestine. Perche' non concentrare tutta questa voglia di combattere su un unico scopo parecchie miglia lontano dall'Italia? Caterina sperimento' l'idea su John Hawkwood, uno dei tanti stranieri venuti a menare le mani in Italia a capo di una fitta banda di "libere Lance". Vivendo di rapina e di saccheggio, non passava mese che queste libere lance facessero libero scempio della ricca terra di Toscana. Si arrivo' addirittura a pagarli in anticipo per farli sloggiare: Firenze sborso' 130.000 fiorini per levarselo di torno, Pisa, che se lo vide arrivare di corsa, gliene dette 100.000 e cosi' il brav'uomo punto' Siena. Qui lo aspettava una delle infuocate lettere di Caterina che, nella tirata   generale   contro   le   forze   del   male,   tenne   a ricordargli:"...pregovi, carissimo fratello, che vi richiamate a memoria la brevita' del tempo vostro..." sollecitandolo a impiegarlo in modo migliore che a guerreggiare contro i suoi fratelli in Cristo. Per convinzione o per stanchezza, l'Aguto promise diandare contro gli infedeli qualora fosse stata indetta la crociata. Nel frattempo ridimensiono' la sua ferocia, tant'e' che nel 1394 ebbe funerali solenni in Santa Maria del Fiore, pure immortalato da Paolo Uccello nel famoso affresco.

Vista l'efficacia della parola della vergine senese, Firenze penso' bene di mandarla a perorare la sua causa presso Gregorio XI ad Avignone, per convincerlo a revocare la recente scomunica per essersi alleata con Milano contro il Papa. Non che Niccolo' Soderini e gli Otto di Guardia e Balia fossero terrorizzati dalla minaccia delle Fiamme Eterne, ma a quell'epoca una scomunica era una cosa seria, specie per il commercio. Caterina parti' dunque per Avignone nel 1376 e, gia' che c'era, affronto' un argomento che le stava particolarmente a cuore, oltre alla salvezza delle anime fiorentine: il ritorno del Papa a Roma. Con rispettosa insistenza, sbaraglio' dubbi politici e spirituali e Gregorio XI alla fine confermo' la sua intenzione di riportare la Sede Papale nel suo luogo d'origine, tranquillizzando Caterina che pregava perche' " tosto vi vegga mettere il pie' fuori dell'uscio". Il rientro di Gregorio XI fu alquanto travagliato,ma il 17 gennaio 1377 Roma saluto' festosamente il Vicario di Cristo, che tornava a casa dopo settanta anni di assenza manovrata dal re francese. Nell'umilta' della sua cella senese, Caterina rese grazie a Dio, ma non rimase con le mani in mano. A parte la consueta ansia di strappare anime a Satana, c'era sempre pendente la spinosa faccenda di Firenze. La repubblica infatti non dava l'idea della pecorella smarrita che si arrendeva alla volonta' del papa e francamente non aveva tutti i torti, considerando come ancora si aggirassero in Toscana soldataglie mercenarie sostenute dai cardinali francesi. Caterina, sempre lungimirante sui tristi casi italiani, decise pero' che questa pace andava fatta e, mentre scriveva a Gregorio di"battere piu' col bastone della benignita', dell'amore e della pace che con quello della guerra", si stabili' a Firenze, sulla Costa S. Giorgio, per tenere d'occhio gli irrequieti fiorentini. Alcuni dei quali si presentarono addirittura al grido di "prendiamo e bruciamo l'iniquissima donna": Caterina si offri' felicissima al martirio ma quelli, demoralizzati, lasciarono perdere.

Cosi' lei riprese la penna e scrisse anche al nuovo papa Urbano VI :"Se essi non chiedono la pace, la Santita' vostra compia la loro imperfezione. Non dubitate, essi saranno poi migliori figlioli che altri." Alla fine la spunto': il 28 aprile 1378 il papa tolse l'interdetto e Caterina torno' a Siena. L'anno dopo era di nuovo in viaggio verso Roma, dove si erano addensate nuvole minacciose sulla legittimita' dell'elezione di Urbano VI. Siccome questo pareva stranamente intenzionato a riportare la Chiesa agli antichi sani principi, scoppio' l'uragano dell'antipapa Clemente VII eletto dai cardinali ribelli. Armata ancora una volta contro le schiere del Maligno, la mantellata di Fontebranda scrisse a tutte le Signorie d'Italia per sostenere il vero pontefice, ingiuriandone parecchi che per .0vilta' rifiutavano tale appoggio. Nemmeno alcuni pavidi cardinali furono risparmiati: " ..figli crudeli, degni di mille morti..." sopratutto perche', italiani, non muovevano un dito per il "Cristo in terra", italiano pure lui, lasciando campo libero ai piantagrane "oltramontani". "La necessita' ci chiama, il debito ci stringe", scriveva freneticamente Caterina, "escan fuori i veri servi di Dio, e vengano a sostenere, ora che il tempo e' loro!"   Per lei invece era arrivato il tempo di lasciare questo mondo e i suoi affanni. Trascuratasi oltremodo, se non nello spirito Caterina si era indebolita nel corpo, che spiro' il 29 aprile 1380. Trentatre intensi anni che fino all'ultimo la videro lottare contro i mali del suo tempo, indomito alfiere di Cristo e della Sua Chiesa. Incisiva e determinata nella parola e nei fatti, lo scandalo di Caterina fu il raro esempio di corenza con le sue idee, portate avanti fino in fondo senza compromessi.

 

Margherita Moscogiuri

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