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“SOCIAL-e”
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“SOCIAL-e”

Cosimo I ci andava per rinfrescarsi all’ombra delle Apuane durante la canicola estiva di Firenze. Ma anche per tenere d’occhio la strada delle cave di marmo e delle miniere d’argento. Il palazzo Mediceo di Seravezza infatti fu commissionato dal granduca nel 1561 e costruito probabilmente su disegno del Buontalenti, per diventare poi luogo di vacanza per i Medici e loro discendenti.

  

 

 Cristina di Lorena ne era entusiasta e non disdegnava di pescare nel Vezza, tanto che una trota di ragguardevoli dimensioni è stata immortalata nella pietra sopra il pozzo del cortile. Dichiarata patrimonio Unesco, la villa è oggi la bellissima sede di mostre estive di ragguardevole profilo, che ogni anno si snodano lungo le vaste sale rinascimentali.

Appuntamento culturale che mantiene un’impronta di alto livello (a differenza di altre improvvisazioni in piazze versiliesi di discutibili opere contemporanee) quest’anno da agosto a ottobre propone un pregevole “estratto” della prestigiosa Fondazione Cirulli, che raccoglie, racconta e valorizza l’Arte Italiana del ‘900. In particolare sono esposte cento opere dell’inizio del secolo che esaltano stile Liberty e Art decò, a firma di grandi artisti che cominciarono la carriera soprattutto con manifesti pubblicitari. “SOCIAL-e” è il titolo della suggestiva mostra curata da Nadia Marchioni che incanta per la bellezza dei poster e del loro messaggio. Oltre all’immagine di un’Italia piena di fermenti sociali e creativi, specie nel famoso ventennio, che denotano risveglio di tradizioni ma anche innovazione e voglia di aggregazione, sia al Carnevale di Viareggio (Ram 1927) o al Teatro Greco di Siracusa ( Ifigenia in Aulide, Duilio Cambellotti,1930) o fra i Templi di Agrigento (Persefone, Duilio Cambellotti, 1928) o magari sorseggiando al bar un Martini, Campari, Isolabella, come propagandati dai frizzanti e coloratissimi poster di Cappiello e Muggiani. Senza dimenticare l’ Opera: Metlicovitz per la sua romantica Tosca si ispira a Mucha, mentre Corbella la raffigura cupamente drammatica e l’Isabeau di Palanti sembra uscita da un pennello preraffaellita. O il cinema: Cabiria di D’annunzio preannuncia un’infiammata vicenda nel manifesto di Metlicovitz, mentre il Fiacre no13 attira con tenebrosa eleganza nel poster di Dudovich. Siamo poi presi nel vortice delle corse automobilistiche al circuito di Milano (1924) o per la Coppa della Perugina (1924) con i geniali manifesti di Mazza e Seneca che trasmettono l’ebrezza della velocità insieme alla voglia di partecipare. Mario Sironi si distingue nel Bozzetto per Mostra Nazionale dello Sport (1935) Galileo Chini elabora putti rinascimentali con frutti e fiori a corona del giaggiolo della Città di Firenze, mentre l’invito a visitare Bologna e la sua Festa della Primavera è affidato a Dudovich.

In quegli anni l’impulso a valorizzare e diffondere le glorie italiche, e relativa cultura insieme all’orgoglio nazionale, era pari alla voglia di scoprire il piacere di socializzare, apparire, divertire, quindi ecco gli stuzzicanti manifesti per viaggi e vacanze: un tripudio di mari, monti, aerei e navi, nonché bellezze su spiagge, slittini, in crociera o su una zattera.Dopo naturalmente essere passati alla Rinascente per equipaggiarsi alla moda. Lucio Fontana firma un espressivo quanto minimalista poster per il Lloyd Triestino (1936), ma è l’accattivante bagnante di RAM (Ruggero Alfredo Michahelles) a rappresentare l’Italia (1936) ritratta in primo piano in costume, cuffia e fette di cocomero in mano, mentre suo fratello Ernesto Michaehelles, in arte Thayaht (fra l’altro inventore della tuta e fondatore del primo club di ufologi in Italia) ritrae la spiaggia versiliese in un quadro del 1920 con geniale sintesi di situazione e ambiente, in un geometrico equilibrio di impronta futurista alla cui arte si avvicinò con Marinetti e Balla. E c’è poi una sala dedicata ai disegni di Arrigo Cantoni, geniale architetto di visionari e trionfalistici progetti che fanno arrossire molti colleghi contemporanei, esecutori di opere mediocri e transitorie. Una mostra di alto pregio, un tuffo nel passato e un confronto con il presente, non esattamente esilarante, ma che conferma la necessità di vivere la socialità in tutti i suoi aspetti e in prima persona, senza deleghe al telematico.

 

Margherita CALDERONI

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