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Il futuro dell'archeologia è nel turismo, anche a Firenze

Il futuro dell'archeologia è nel turismo, anche a Firenze

Rilanciare il turismo archeologico, anche a Firenze, è il presupposto fondamentale per tutelare e trasmettere alle future generazioni i nostri siti archeologici italiani, a patto naturalmente che siano conservati, gestiti e valorizzati attraverso una comunicazione mirata alla conoscenza. L’archeologia, fonte primaria di di cultura, per sopravvivere in futuro dovrà sempre più aprirsi al territorio e ai cittadini per rivalutare al massimo le sue potenzialità, sfuggendo alle logiche conservatrici della casta di funzionari statali e docenti universitari che per decenni ne hanno detenuto il controllo.


Per oltre due secoli l'archeologia è stata infatti relegata a un target di pochi appassionati e gestita da esclusivi ambienti accademici. Occorre uscire da questo vicolo cieco. Ma oggi l’endemica assenza di fondi impegnati dallo Stato per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio archeologico – compromesso sempre più dall’incuria e dalla carenza di personale scientifico e tecnico – , deve essere sorretta da una progettazione finalizzata ad un suo rilancio come risorsa turistica. Bisogna pianificare una politica di finanziamento a sostegno della ricerca e della valorizzazione dei beni archeologici non più solo ai fini della ricerca e della tutela da parte dello Stato e di tutti gli enti regionali e locali ma ponendosi l’obiettivo di una reale fruizione dei siti archeologici da parte di tutti, creando maggior movimento economico sul territorio con risvolti positivi  per le comunità locali. Presentati opportunamente, i beni archeologici possono elevare non solo il livello culturale delle popolazioni ma essere fonte di uno sviluppo economico e turistico anche in aree geografiche economicamente svantaggiate. Proprio perché l'archeologia costituisce da anni un vero e proprio valore aggiunto nel marketing turistico e se il turismo rappresenta il 5% del Pil, ma perde colpi in competitività rispetto ad altri paesi europei, l'enorme patrimonio archeologico italiano ha espresso finora solo una piccola parte delle sue potenzialità: in Italia ci sono più di 2.500 luoghi archeologici, un patrimonio che dovrebbe essere considerato il primo volano del turismo culturale in Italia. Se poi andiamo a guardare i dati degli ultimi dieci anni, scopriamo che i fruitori dei soli beni culturali statali sparsi sul nostro territorio sono più che raddoppiati, grazie ad una offerta che è sempre più variegata, costituita per il 47% da monumenti e aree archeologiche, per il 32% dai musei e per il 20% dai circuiti museali e archeologici.

Per diffondere la conoscenza e attirare più visitatori possibili nelle aree archeologiche e nei nostri musei bisogna prima di tutto incoraggiare la fruizione e la consapevolezza dell’appartenenza, dotando le aree dei servizi attinenti all’offerta turistica, sotto ogni aspetto e in grado di rispondere ai bisogni di una domanda qualificata. E non solo. Bisogna pure: incentivare le attività economiche con un’adeguata programmazione, che tenga conto delle esigenze, delle vocazioni e delle potenzialità del territorio; garantire la custodia e la tutela delle aree monumentali, il recupero e valorizzazione dei giacimenti archeologici; garantire una continuità nella ricerca e nella catalogazione di quanto già noto con il prosieguo di indagini archeologiche e il restauro dei beni scoperti; impiegare possibilmente forze lavoro locali. Rilanciare il nostro patrimonio archeologico partendo dalla realtà locale, infatti, oltre al risvolto turistico ed economico, garantirebbe una certa continuità nel lavoro a lavoratori e imprese specializzate e ai professionisti del settore, come archeologi e restauratori, figure fondamentali che rappresentano da sempre il tratto d’unione tra il territorio  e il suo patrimonio culturale. L'indagine sullo stato di manutenzione dei siti archeologici realizzata dalla Corte dei Contui nel 2012,ha permesso un attento monitoraggio dell’azione dell’amministrazione pubblica nei confronti del patrimonio archeologico, rilevando una pericolosa e insufficiente attenzione rivolta a scavi, parchi e musei archeologici, concretizzata in un’inadeguatezza delle risorse destinate alla tutela e valorizzazione e in una inefficacia delle procedure seguite per l’intercettazione e la spendibilità dei fondi stanziati. Un documento che dovrebbe far riflettere tutti e soprattutto coloro che hanno il compito di tutelare i nostri giacimenti culturali e rilanciare il turismo culturale nazionale.

 

 

 

Autore

 

Giampiero Galasso

 

 

 

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