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Lo sposalizio della Vergine torna in San Lorenzo

Lo sposalizio della Vergine torna in San Lorenzo

Il capolavoro di Rosso Fiorentino "Lo sposalizio della Vergine" è stato collocato nuovamente nella Cappella Ginori della Basilica di San Lorenzo a Firenze. È tornata dunque nella sua storica posizione la magnifica opera esposta fino a pochi giorni fa in Palazzo Strozzi in occasione della mostra “Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della ‘maniera’”. La tavola dipinta da Rosso Fiorentino è stata posta nuovamente nella Cappella Ginori della Basilica di San Lorenzo.

 

Dipinta nel 1523, la tavola raffigurante "Lo Sposalizio della Vergine" fu una delle ultime opere che il Rosso Fiorentino creò a Firenze prima di recarsi a lavorare in Francia, dove morì nel 1540. “Siamo felici che la parrocchia di San Lorenzo accolga nuovamente questo capolavoro straordinario – sottolinea Enrico Bocci, Presidente dell’Opera Medicea laurenziana -. Il successo che ha riscosso nella mostra fiorentina, e prima ancora a Parigi, presso l’Ambasciata d’Italia, ci rende orgogliosi”. Una nota di colore: l'opera aveva un particolare significato devozionale, poiché davanti ad essa le giovani spose venivano a far benedire gli anelli nuziali. Alcune note sull’opera: il committente del dipinto, Carlo Ginori, uno dei più importanti banchieri fiorentini nonché ricchissimo mecenate, aveva da poco fatto costruire il palazzo di famiglia, ancora appartenente ai Ginori, nell’omonima strada vicina alla chiesa parrocchiale di San Lorenzo. Il complesso tema del dipinto, studiato dallo storico dell’arte Carlo Falciani (1996), testimonia i legami fra il committente e il pittore e la loro “simpatia” per i pensieri savonaroliani. Tutto questo emerge con chiarezza oggi, alla luce del restauro condotto con professionalità e sensibilità da Maria Teresa Castellano e diretto da Monica Bietti. Siamo grati alla restauratrice per aver offerto il proprio lavoro a titolo gratuito, ad Art Defender, nella propria sede toscana, che ha messo a disposizione luogo e strumenti per il lavoro, alla Fondazione Palazzo Strozzi per aver finanziato le indagini conoscitive eseguite dall’Opificio delle Pietre Dure.

 

 

 

 

Autore

 

Marisa Cancilleri

 

 

 

 

 

 

 

 

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