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I festeggiamenti per Sant'Anna, Patrona delle Arti Fiorentine

I festeggiamenti per Sant'Anna, Patrona delle Arti Fiorentine

“Honor et decus Reipublice et populi, ut magnificentia Populi florentini artium et artificum ostendatur”, Orsanmichele, il tempio delle corporazioni concludeva una sorta di rifondazione sacrale del cuore cittadino che, dopo essere passata per la costruzione del palazzo pubblico e l'inizio dei proverbiali lavori di rifacimento della cattedrale, segnava nella topografia culturale della città la fase in cui il ceto mercantile, dopo i grandi timori di una ripresa magnatizia e ghibellina, all'indomani dell'assestamento popolano compiuto con ordinamenti di Giustizia dava struttura alla speranza d'ordine sociale cui tendeva la repubblica fiorentina. Che anche all'interno della società degli artefici cittadini la pressione conflittuale determinata dalla distribuzione della ricchezza tornasse a far capolino ed infine ad esplodere, come avverrà coi Ciompi, predisponendo successive fasi di affermazioni dei ceti medi, non faceva poi molta differenza allorquando la comunità dei mercanti che ormai deteneva la ragione della amministrazione politica cittadina doveva predisporre i segni della sua identità e mostrare attraverso di essi come fosse in grado di contribuire all'onore, al decoro ed al pacifico stato di Firenze.

 

Questa convergenza dell'interesse corporativo in quello più generale dello 'stato' sarebbe stata visibile proprio nell'assunzione, da parte delle arti, dell'intero santorale cittadino a scandire il proprio tempo festivo. Ne è esempio il particolare rilievo dato in tutti gli statuti delle arti a quella speciale patrona della libertas comunale e popolana che fu sant'Anna, propiziatrice della riscattata autonomia civile dopo la signoria del Duca d'Atene. A partire da quel fatidico 26 luglio 1343 in cui, insieme ai demoni del malgoverno che aveva incarnato, Gualtieri di Brienne abbandonava la città che aveva occupato “con frode e tradimento” (26), la gratitudine repubblicana si sarebbe mantenuta nei secoli ordinando alla madre delle Vergine festività solenni. Il 26 luglio anche i consoli delle arti erano tenuti ad offerta ai capitani di Orsanmichele, perché in un primo momento si era pensato di dedicare quel tempio che già ospitava la miracolosa immagine della Vergine, ormai effettiva patrona della città e - nelle intenzioni - titolare anche della sua cattedrale, a sant'Anna. Dal 1349 ogni arte doveva mandare il proprio pennone che restava appeso per tutto il giorno ad uno dei pilastri, come attesta il registro delle spese sostenute per il servigiale che doveva collocare le bandiere. Era questo il segno di un'avvenuta mutazione nella ritualizzazione che ciascuna arte aveva in precedenza gestito in maniera indipendente, salvo la partecipazione comune a singole manifestazioni solenni. Come del resto buona parte dei consigli del Comune, che erano soliti congregarsi nelle ampie strutture delle chiese cittadine per le riunioni collegiali, anche le arti, prima che si provvedesse alla costruzione di apposite 'case', si erano appoggiate ad esse per i loro incontri. Da questa consuetudine erano discesi anche legami 'giuridicodevozionali', come quelli che obbligavano le varie associazioni di mestiere ad 'affitti simbolici' in olio o in cera da versare per la festa del santo titolare della chiesa ospitante: così, ad esempio, l'offerta di buon olio per le lampade votive cui gli oliandoli erano tenuti per statuto a favore di Santa Maria Ughi. Al dono invernale dell'olio, che si faceva in dicembre, seguiva in agosto, per la grande feria estiva della Vergine, quello dei ceri, di diverso valore e peso, che i rettori ed i camarlinghi erano tenuti a recare in onore di Maria. Agli stessi obblighi, ancora verso il clero di Santa Maria a Ughi, erano vincolati anche i rigattieri che dal 1296, data del loro primo statuto, dovevano “pro salute animarum hominum dicte artis” offrire tre ceri del peso di una libbra cadauno, comprati “de pecunia huius artis”. Per quanto da verificare più attentamente, non è escluso che proprio la consuetudine liturgica con una chiesa ospite inducesse l'adozione del suo santo eponimo quale patrono per l'arte che in essa si riuniva. 

 

 

Ecco il programma dei festeggiamenti del 26 luglio 2014 per la festa di di Sant’Anna, che si terranno, come da tradizione,  nella Chiesa e Museo di Orsanmichele, a Firenze. Alle 18.30 sarà celebrata la Santa Messa in forma solenne da monsignor Giancarlo Corti, Rettore di Orsanmichele. Alle 21.30 è prevista la cerimonia dell’“Omaggio dei ceri” alla Santa da parte di una rappresentanza del Comune di Firenze. In Orsanmichele,  nella volta affrescata della terza campata della navata settentrionale, è custodita  l’immagine della Santa co-Patrona di Firenze, dipinta nel 1398 da Mariotto Di Nardo, una delle immagini più antiche della città. In copertina invece l'immagine, tempera su tavola,  della Sant'Anna Metterza conservata alla Galleria degli Uffizi e realizzata a quattro mani da Masolino e Masaccio tra il 1424 e il 1425.

 

 

 

Anna Benvenuti e Marisa Cancilleri

 

 

 

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