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L'eternità dei Fiorentini

L'eternità dei Fiorentini

Fiorentini siamo e fiorentini si è sempre, in ogni attimo in ogni momento e in ogni luogo in cui ci troviamo. Firenze è con noi sempre nel nostro cuore e portarsela dietro ci da la spinta per vivere. Quando poi la ritrovi negli angoli più remoti e impensati del pianeta, ti rendi conto della sua grandezza e della sua magnificenza. Passo Rolle, quota 2000 metri sul livello del mare, anno 1914, la neve cade sul passo pochissime le persone, giusto qualche montanaro e qualche mucca al pascolo, con l'eco della Grande Guerra sempre più vicino.

 


Firenze 1914, Ponte a Ema, ancora l'eco della grande guerra è lontano, c'è silenzio ma poi il pianto di un bambino che nasce lo rompe, e risuona spandendosi nell'aria. Passo Rolle, 1937, l'eco del pianto di quel neonato arriva finalmente lassù. Arriva fiero e sicuro, forte come un leone che ruggisce nelle gambe di chi lo porta con sè. Stavolta, l'eco della grande guerra non si ode più svanito ormai da diversi anni, anche se sta per lasciare il posto ad uno ancor più peggiore. Molte invece le persone e pochi montanari lontani che increduli e stupiti guardano con le loro mucche al pascolo il progresso che avanza, anche la neve, non molta ai lati della strada, s'interroga sul futuro. Ed ecco che dal fondo valle si iniziano a vedere delle ombre salire su per la montagna. Ombre solitarie che prima in gruppo, poi via via si sgranano man mano che iniziano a salire su per le rampe del Rolle. Alla fine solo uno resta in testa, ha il naso grosso il sudore gli riga la fronte i muscoli delle gambe si tendono, la maglia di lana è zuppa di sudore, solo il suo cavallo di ferro che fiero spinge su per la salita sembra non sentire fatica. Gli occhi bruciano per la polvere e il sole in fronte, fortuna che quassù l'aria è più fresca, vietato mollare: dietro ci sono altri con i loro cavalli di ferro pronti a prenderti e a superarti. La fuga è fuga e quando inizia non si può tornare indietro. Eppure la voglia ci sarebbe: fermarsi, godersi il paesaggio e lo spettacolo, essere per almeno una volta dall'altra parte e star a guardare mentre gli altri sudano e si dannano. Ma è solo un pensiero che dura meno di un secondo, sullo sfondo infatti si scorge uno striscione che recita "Arrivo", allora quel remoto vagito si trasforma e diventa un ruggito enorme che porta in alto il nome di Firenze, dove quassù resterà inciso nell'eternità, grazie a quel bambino che diventato uomo è divenuto immortale per tutti noi Fiorentini. Grazie Gino.

 

 


Autore

 

Nicola Biagi

 

 

 

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