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Medioevo Fiorentino

Medioevo Fiorentino

La Firenze medievale crebbe con l’arrivo dei mercanti, degli artigiani e dei contadini che vi si trasferirono stabilmente. Le mura cittadine furono gradualmente ampliate, nel centro cittadino si realizzò una grande piazza per il mercato, ove anticamente c'era il foro romano, e si edificarono nuovi edifici pubblici, quali palazzi, municipi e le sedi delle corporazioni. La vecchia cattedrale romanica di Santa Reparata, ormai troppo piccola per accogliere un gran numero di fedeli, fu sostituita da un nuovo edificio nello stile che, a partire dal XII secolo, si impose in tutta Europa: quello gotico.

 


La cattedrale gotica di Santa Maria del Fiore rappresentò il cuore della città medievale di Firenze e divenne la naturale sede dell'arcivescovado. A distinguere il centro urbano dalla campagna non fu infatti il numero di cittadini o le dimensioni dell’abitato, bensì la presenza di un vescovo, che, dopo il crollo dell’Impero Romano, divenne il sostituto delle autorità imperiali.

 

 

Piazza del Mercato Vecchio, Firenze, Giovanni Stradano, seconda metà del XVI secolo
Palazzo Vecchio, Sala di Gualdrada

 

In questo sito si trovava l'antico foro romano di Florentia. La zona aveva un valore altamente simbolico, poiché era il centro geografico della città dove si intersecavano il cardo e il decumano. In corrispondenza di questo incrocio si ergeva la colonna che in seguito fu sostituita dalla colonna dell'Abbondanza, ancora esistente. In epoca alto medievale la zona continuò ad essere un punto di ritrovo, divenendo presto il luogo di mercato più importante della città. Era caratterizzato da due chiese antichissime, di epoca paleocristiana, dette Santa Maria in Campidoglio e Sant'Andrea. Il mercato fu istituzionalizzato solo dopo l'anno Mille. Tipicamente rispetto anche ad altre città italiane si veniva così a definire lo spazio pubblico destinato ai commerci, al quale si contrapponeva una piazza del Duomo destinata agli affari religiosi e una piazza del Comune, piazza della Signoria, destinata alla politica e agli affari civili. Col tempo si rese necessario un secondo mercato, il mercatum de porta Sanctae Mariae, dal nome della porta Santa Maria, dove poi nel Cinquecento venne costruita la loggia del Mercato Nuovo, in contrapposizione al mercato da allora definito "Vecchio".

Un terzo polo commerciale nelle vicinanze era la Loggia del Grano, costruita da Arnolfo di Cambio alla fine del XIII secolo, che poi nella seconda metà del Trecento divenne la chiesa di Orsanmichele. Orsanmichele era la chiesa delle Arti e corporazioni di Firenze poiché in questa zona si concentravano la maggior parte delle sedi corporative: oltre a quelle ancora oggi esistenti del palazzo dell'Arte della Lana, del palazzo dell'Arte della Seta o del palazzo dell'Arte dei Beccai, vi si trovavano a pochi isolati le sedi dell'Arte dei Medici e Speziali, di quella degli Albergatori, dei Rigattieri, degli Oliandoli e Pizzicagnoli e dei Linaioli e Sarti.

La piazza esisteva ancora all'epoca di Cosimo I, quando vi fece realizzare da Giorgio Vasari la loggia del Pesce, ma gradualmente lo spazio si era sempre più assottigliato per la costruzione di minuscoli edifici popolari, adibiti a bottega e abitazione, che avevano mutato l'aspetto della zona. Era infatti tipico nel medioevo abitare negli edifici dove si possedeva anche la bottega e il laboratorio. Inoltre la zona era costellata da pozzi, forni, chiesette, torri, logge, abitazioni di legno o in muratura. Numerose erano i toponimi della zone legati ad attività economiche: piazza dell'Olio, via dei Pellicciai poi via Pellicceria, via delle Ceste, piazza delle Cipolle oggi piazza Strozzi, piazza del Vino, piazza delle Ricotte. Nella loggia dei Tavernai si vendevano vivande, mentre il tabernacolo di Santa Maria della Tromba si chiamava così perché era vicina alle botteghe dei fabbricanti di nacchere e trombe.

Sebbene nessuno si sognò di toccare alcuni capolavori come la chiesa di Orsanmichele o palazzo Strozzi, anche altri edifici furono risparmiati dalle demolizioni, ma il contesto nel quale erano sorti venne profondamente stravolto tanto da comprometterne irrimediabilmente la lettura corretta nel tessuto urbano. Tra queste vi furono alcuni palazzi nobiliari, come il palazzo dei Vecchietti, il palazzo Sassetti, il palazzo Canacci-Giandonati, il palazzo dei Catellini; le torri degli Adimari, degli Agli e dei Macci; tra le strutture un tempo pubbliche si ricordano il palazzo dell'Arte dei Beccai, il palazzo dell'Arte della Lana e il palagio di Parte Guelfa, che venne poi pesantemente restaurato nel 1921; tra gli edifici di culto la chiesa di Santa Maria Sopra Porta, all'epoca già sconsacrata, che ospitava la caserma dei corpo dei pompieri.

Vennero risparmiati perché solo lambiti dall'area interessata al "risanamento" il palazzo Davanzati, la torre dei Foresi e le altre architetture di via Porta Rossa; la loggia del Porcellino e il palazzo Orlandini del Beccuto, che però perse il giardino che si trovava esternamente, oltre via del Campidoglio. Venne in parte demolito il palazzo dello Strozzino. Vennero invece traslocate alcune architetture come la loggia del Pesce, ricostruita in piazza dei Ciompi usando il più possibile i materiali originali, e il tabernacolo di Santa Maria della Tromba, ricostruito all'angolo del palazzo dell'Arte della Lana con un restauro piuttosto arbitrario del 1905.

La grande mole di dettagli architettonici - capitelli, bassorilievi, pietre scolpite da trabeazioni, mensole, pilastri, stemmi, tabernacoli - fu in larga parte distrutta o prese la via del mercato antiquario. Tracce di questo commercio si possono rilevare per esempio tra le collezioni del Museo Bardini, donato al comune di Firenze dal grande antiquario Stefano Bardini, che raccolse tenacemente queste testimonianze storiche della città. Solo una parte dei queste vestigia restò in mano pubblica, grazie all'impegno instancabile di intellettuali quali Guido Carocci, e oggi si trova per lo più nel lapidario del Museo nazionale di San Marco.

Tra le cose salvate ci fu anche la colonna dell'Abbondanza o colonna della Dovizia, situata dove si incontravano il cardo e il decumano romani. In un primo momento venne liberata dagli edifici che arrivavano addirittura ad inglobarla, per poi essere smontata e deposta. Ricollocata nel 1956, presenta ancora oggi alcune memorie della vita del mercato: un anello in ferro in alto che reggeva una piccola campana la quale suonava per indicare l´ora di apertura e chiusura dell´attività del mercato, e un secondo anello in basso alla quale si incatenavano alla "gogna" i commercianti disonesti.

 

 

 

Autori

Julius Ebnoether e Andrea Claudio Galluzzo

 

 

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