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Gianfilippo Boni e le canzoni venute da un tempo diverso dal nostro

Gianfilippo Boni e le canzoni venute da un tempo diverso dal nostro

Un uomo e una donna, in abito fuori moda, avviluppati in un ballo antico. E’ l’immagine di copertina, scalfita, graffiata come da un tempo rabbioso, che Francesco Chiacchio ha realizzato per il nuovo album di Gianfilippo Boni, il terzo del cantautore fiorentino che centellina le sue opere discografiche. L’ultimo cd, infatti, risale al 2003 ( Con le zanzare), il precedente, Cinema, addirittura al 1995. E già questo dice molto del rapporto che Boni intrattiene con il tempo: la musica e le parole fanno il resto.


Perché Boni si allaccia in modo diretto alla grande scuola cantautorale italiana senza passare per i giovani proseliti (indie oppure no) che hanno recuperato le loro radici. Boni quelle radici non le ha mai abbandonate, anzi, le ha coltivate suonando nei locali, occhi negli occhi della gente; le ha difese con cura artigiana, con una passione lontana da clamori, mode, fenomeni che - seppure underground - rischiano di diventare da baraccone. Ovvio che l’album suoni moderno e lo faccia bene, sia nei registri più cameristici che negli arrangiamenti più sontuosi, grazie alla presenza di ottimi musicisti, tra gli altri Fabrizio Morganti, Nico Gori, Stefano Bollani. Ma è tutto quello che c’è dietro che sembra provenire da un tempo diverso dal nostro, un tempo di segreti e cose da scoprire. Ecco perché è così importante il disegno di Chiacchio che Boni ha scelto: racconta bene la dimensione musicale e poetica del cantautore fiorentino, dove immagini di amori, affetti, quotidianità presa a morsi dalla crisi etica oltre che economica, sono polaroid che immolano la naturalezza di un gesto. Poltrone vuote davanti a televisori che trasmettono film di guerra, buste del supermercato, umide sale d’attesa diventano oggetti e luoghi dell’assenza, che è il tema ricorrente dell’album, affrontato senza patetismo, ma con l’incanto dell’understatement, di chi si allontana in silenzio. E osserva.

 

 

 

Autore


Fulvio Paloscia

 

 

 

 

 

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