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Michelangelo, il genio fiorentino

Michelangelo, il genio fiorentino

Il 18 febbraio 1564, 450 anni fa, muore a Roma uno dei geni assoluti di Firenze: Michelangelo Buonarroti. Michelangelo era nato 89 anni prima a Caprese, nel Casentino. Il padre, Lodovico di Leonardo Buonarroti Simoni, era podestà del paese. Secondo l'usanza dell'epoca, ogni bambino nato in una famiglia agiata non veniva allattato dalla madre, ma veniva messo a balia. Per Michelangelo si sceglie una balia di Settignano, località nella quale la Famiglia Buonarroti aveva delle proprietà terriere.


Giorgio Vasari nelle sue "Vite dei più eccellenti architetti, pittori e scultori" del 1550 ci racconta che proprio Michelangelo "ragionando [...] per ischerzo" aveva una volta dichiarato di aver appreso l'arte di scolpire direttamente "dal latte della balia", essendo quest'ultima moglie d figlia di scalpellini. Ancora una volta, ci piace ricordare Michelangelo come colui che produsse una vera e propria rivoluzione culturale, incarnando in sè le figure di “sommo architetto, scultore e pittore“ e di proclamare il proprio diritto alla "licenza" ossia alla produzione artistica secondo talento e ispirazione e non sulla base della mera esecuzione di richieste della committenza.

Agli inizi del ‘400 la posizione sociale dell’artista è quella di un semplice artigiano, più o meno come il calzolaio il  maestro di pietra e legname: è vincolato agli statuti della sua arte e obbligato ad un tirocinio di otto o dieci anni prima di poter svolgere autonomamente la sua attività. Sono il tirocinio e l’ iscrizione nei registri dell’Arte che danno il diritto di aprir bottega e di esercitare la professione, non la bravura o il talento. L’artista non gode in pratica di privilegi o di particolari riconoscimenti per la sua opera: la esegue su ordinazione,  attenendosi alle indicazioni ed ai tempi fissati dal committente, riceve un salario commisurato al tempo, al materiale e agli aiuti che ha impiegato nell’opera. Il lavoro artistico è il frutto di una proficua collaborazione tra maestro, allievi e aiuti, tanto che si parla di “scuola”.

Alla fine del ‘500 la posizione sociale dell’artista è completamente mutata: prima di tutto non è più soggetto agli statuti, e quindi alle assurde limitazioni delle Arti; le corporazioni erano nate per difendere gli interessi di categorie di produttori che adesso non hanno, evidentemente, più bisogno del loro intervento. L’affermarsi della la borghesia, inoltre,  contribuisce all’affermazione della nuova figura dell’artista: i nuovi ricchi richiedono le opere d’arte e sono disposti a pagarle a caro prezzo. La sproporzione fra richiesta e offerta del prodotto artistico va a tutto vantaggio dell’artista che comincia a domandare un compenso commisurato alla sua fama ed al suo talento. Ma non è solamente l’aumento della ricchezza in circolazione che contribuisce a creare il nuovo atteggiamento sociale nei confronti dell’artista, esso si consolida per merito dell’alleanza e il sostegno degli intellettuali.

Nasce il concetto di GENIO, assente nella visione medievale dell’arte, e l’esponente principale di questo nuovo modo di intendere l’arte è proprio Michelangelo: è lui il primo artista nel senso moderno della parola, ed è sempre lui che per primo, si libera dalla tutela delle arti. Diversamente dagli altri artisti dell’epoca, Michelangelo esegue di sua mano tutta l’opera, senza avvalersi della collaborazione di discepoli e assistenti (se non per i lavori preparatori e marginali). Con Michelangelo non si parla più di “scuola” ma di “mano”.

Michelangelo proclama fieramente la sua individualità, ha piena coscienza dell’eccezionalità dell’artista e non ha paura di mettersi in contrasto con i potenti: nel 1506, irritato da Papa Giulio II che si rifiuta di riceverlo, abbandona Roma e torna a Firenze. A nulla valgono le preghiere e le minacce dei messi papali che tentano di riportarlo a lavoro. Nel 1535, papa Paolo III esenta Michelangelo da ogni dipendenza dall’arte della pietra e lo nomina in una volta sola “sommo architetto, scultore e pittore del Vaticano”. Ecco nato il genio.

 

 

 

Autore

Marisa Cancilleri

 

 

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