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Michelangelo e i suoi disegni nella prigione segreta
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Michelangelo e i suoi disegni nella prigione segreta

Nei tre mesi finali dell'assedio spagnolo alla Firenze Repubblicana il genio si nascose per timore della vendetta dei Medici. Quelle opere sono ora visibili sul nuovo touch screen delle Cappelle Medicee. Nell’estate del 1530 Michelangelo Buonarroti sparisce per tre mesi. Da giugno ad agosto quel genio dal bollente temperamento letteralmente si volatilizza. Non scrive più, lui ch’è quasi un grafomane, una sola lettera, non una riga né uno degli amati versi.

 

 

Non lascia tracce di sorta. Il motivo è chiaro: gli spagnoli di Carlo V, che cingono d’assedio la Firenze Repubblicana dal 14 ottobre 1529, stanno per riportare in città, che firma la resa il 12 agosto, il dominio dei Medici cacciati nel 1527. Nella persona di Alessandro, uomo dal carattere collerico, iroso, vendicativo. Ha buoni, anzi ottimi motivi Michelangelo per temerne la reazione, lui che aveva intrattenuto stretti rapporti coi Medici per poi impegnarsi, con tutto il suo talento, nel rafforzare le difese murarie della Repubblica Fiorentina in funzione anti spagnola. L’uomo che non ha mai avuto paura di litigare anche violentemente coi potenti - papi inclusi - teme ora per la propria vita. Anche perché pure papa Clemente VII, a difesa del quale Carlo V si è schierato, è un Medici: la Repubblica si è ribellata al potere suo e della sua famiglia, e Michelangelo della Repubblica incarna la resistenza. Può, a quel punto, solo nascondersi. E lo fa in uno «budello» di pochi metri quadri stretto e basso, con una sola finestrella dalla quale spia gli umori della città, sotto la Sagrestia Nuova della basilica di San Lorenzo, di cui aveva avviato, come architetto e scultore, i cantieri che lascerà poi, malgrado non li avesse portati a termine, nel 1534 per tornare a Roma. Quando la città cade Michelangelo fugge. Viene perciò dichiarato ribelle: lo salva il perdono di Clemente VII, giunto a patto che riprenda immediatamente i lavori alla Sacrestia Nuova, perché per portare al colmo la gloria personale e familiare il papa sapeva bene di non poter rinunciare a quel maestro senza pari. Come Michelangelo abbia trascorso la drammatica estate del 1530 è scritto, anzi disegnato sulle mura di quel «budello»: priva di carta e col solo ausilio di un po’ di carboncino, la sua mano riempie di quelle pareti di disegni. «Il suo modo di riflettere - spiega Monica Bietti, direttrice delle Cappelle Medicee, il meraviglioso complesso di cui fa parte anche la Sacrestia Nuova - su ciò che aveva fatto fin lì e di progettare nuove opere».

E se quelle tracce preziosissime sono arrivate fino a noi lo si deve al suo timore di lasciare tracce della sua presenza in quei mesi a Firenze: fu Michelangelo in persona a volerle scialbare ricoprendole di quella biacca che nei secoli le ha custodite come meglio non si sarebbe potuto, tenendone all’oscuro anche gli studiosi. Fino al 1975, quando Paolo Dal Poggetto, allora direttore delle Cappelle, le scoprì durante i lavori per la creazione di una nuova uscita del museo (mentre nel 2012 è uscita per Giunti una nuova edizione ampliata del suo saggio sulla «stanza segreta»). Fu così che tornarono alla luce la testa del Laocoonte, che un giovane Michelangelo aveva studiato a Roma nel 1506, studi su alcune sculture della Sacrestia, riletture della Leda, memorie e rivisitazioni del David, assurto a simbolo della Firenze Repubblicana, l’intrico di corpi della volta della Sistina, fino a quella figura chinata e ripiegata su se stessa nella quale è stato letto una sorta di autoritratto dell’artista durante la sua reclusione nella prigione sottostante ad una delle sue più alte e complesse creazioni. Purtroppo, assicurano a una voce il soprintendente del Polo museale Cristina Acidini e l’architetto della soprintendenza Vincenzo Vaccaro, date le sue caratteristiche strutturali, non sarà mai possibile aprire al pubblico la "stanza segreta". Ma un modo per vedere quei carboncini fin qui riservati agli studiosi accreditati da oggi c’è: sul touch screen appena inaugurato, che offre ai visitatori delle Cappelle Medicee un completo, definitivo percorso michelangiolesco a Firenze, compaiono anche quei reperti. Che ci rivelano un titano dell'arte nelle vesti, sia pure temporanee, di un "graffitaro" solo e impaurito.

 

 

 

Autore

Paolo Russo

 

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