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Storia della Torre della Zecca di Firenze
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Storia della Torre della Zecca di Firenze

Torre Zecca Vecchia - vista da San Niccolò smallLa Torre della Zecca chiudeva le mura di Firenze verso l'Arno a est, per questo si può parlare di "torre terminale". Oggi si trova isolata in mezzo a uno svincolo stradale dei viali di Circonvallazione in piazza Piave, vicino all'omonimo lungarno della Zecca Vecchia. La torre fu eretta a protezione del mai eseguito Ponte Reale - progettato negli anni precedenti alla disastrosa alluvione 1333 e così intitolato in onore di Roberto d'Angiò - e a difesa della parte della cerchia di mura che insisteva in questo tratto, a costituirne il termine sull'Arno. A differenza della gemella torre di San Niccolò, sull'altra sponda dell'Arno, la torre della Zecca è sempre stata cieca, senza nessun passaggio. Tra le due torri la pescaia di San Niccolò sbarrava il passaggio a eventuali imbarcazioni nemiche verso la città; inoltre dentro la pescaia corre un passaggio difensivo "segreto", oggi allagato e non più percorribile.

La Zecca organizzava ogni 24 giugno una festa in onore del suo protettore, San Giovanni Battista, facendo sfilare per la città un alto carro da fieno sulla cui sommità un uomo vestito di pelo di cammello rappresentava il profeta. Il suo aspetto trasandato e ciondolante gli valse il soprannome di "Brindellone", e così viene ancora oggi chiamato il carro che sfila in città la mattina di Pasqua e dà vita allo Scoppio del Carro. Nel 1532, scapitozzata, fu incorporata su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, a fungere da bastione, nella fortezza vecchia o "Baluardo di Mongibello", a sua volta collegata a gore, mulini e ad altri edifici che formavano in questa zona un tipico agglomerato. Tale progetto era stato voluto da Alessandro de' Medici per migliorare le difese della città dopo il rischioso episodio dell'assedio di Firenze. La torre della Zecca ospitò per un certo periodo l'officina della Zecca fiorentina, dove venivano coniati i fiorini della Repubblica fiorentina, da cui la denominazione corrente. Il conio delle monete richiedeva l'uso di magli che venivano sollevati tramite ruote dentate azionate dal flusso dell'acqua.

Torre Zecca Vecchia - le antiche mura
La Torre della Zecca prima dell'abbattimento delle mura


Più anticamente la Zecca di Firenze era stata nei pressi di Palazzo Vecchio, sotto l'attuale loggia dei Lanzi, dove veniva utilizzata l'acqua del torrente Scheraggio che correva lungo l'attuale via della Ninna. Per poter funzionare i magli dovevano essere a un livello sufficientemente basso e vicino all'acqua, per questo si trovavano negli scantinati della torre, dove non mancava mai l'acqua, tenuta sufficientemente in colmo dalla pescaia di San Niccolò. Verso la fine del Settecento Gaspare Paoletti vi realizzò un complesso sistema idrico che raccoglieva le acque d'Arno sulla sommità della torre e poi, lungo tubatura dislocate sulle mura, arrivavano ad alimentare le fontane dei giardini di villa La Mattonaia. Nel corso dei lavori di ingrandimento della città di Firenze progettati da Giuseppe Poggi - sono documentati per questa zona espropri condotti sulla base di perizie redatte da Felice Francolini nel 1868 - fu isolata e posta a traguardo dei viali di circonvallazione. Negli anni Cinquanta del Novecento alcuni ambienti furono occupati da un circolo ricreativo. La torre appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione generale delle antichità e belle arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

 

Torre Zecca Vecchia - vista da San Niccolò
Torre della Zecca vista da San Niccolò


All'esterno la torre si presenta semplice e massiccia, con alcune piccole feritoie e senza coronamento merlato: ampie e ben leggibili - come altrimenti non potrebbe essere - le porzioni frutto di restauro. Sul lato che guarda alla città è la porta d'accesso con al lato un bel portabandiera in ferro di fattura novecentesca, dal lato che prospetta verso l'Arno è una targa con alcuni versi di Dante dedicati al fiume. All'ultimo piano esiste una terrazza dalla quale si gode un bel panorama. Per raggiungerla si devono salire alcune strettissime scale in pietra, per questo non è accessibile al pubblico.

 

Torre Zecca Vecchia - sotterranei
Sotterranei della Zecca Vecchia

 

All'interno sono presenti ambienti voltati un tempo ad uso dei soldati di guardia, e piani sotterranei dai quali si dipartono stretti corridoi fognari coperti da volte, uno dei quali - oggi allagato e quindi non più praticabile - passerebbe, secondo la letteratura, sotto il fiume consentendo di raggiungere la sponda opposta. Del circolo ricreativo resta un bancone in pietra abbandonato, i residui dell'impianto elettrico e dei servizi igienici. Un targa all'esterno riporta alcuni versi danteschi che ricordano l'Arno.

 

Torre Zecca Vecchia - lapide dantesca

 

Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia.
 

Dante Alighieri, Purgatorio, Canto XIV

 

 

 

 

Autore

 

Julius Ebnoether

 

 

 

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