Wednesday, Dec 12th

Ultimo aggiornamento05:46:08 AM GMT

Lo Spedale di San Paolo in Santa Maria Novella

Lo Spedale di San Paolo in Santa Maria Novella

Nella Piazza Santa Maria Novella, sul lato opposto alla chiesa, si trova la loggia dell’antico Ospedale di San Paolo, conosciuto anche con l’appellativo di Spedale di San Paolo dei Convalescenti o anche con il nome di Scuole Leopoldine. Il complesso dell'antico Ospedale di San Paolo occupa un intero isolato fra Piazza Santa Maria Novella, Via dei Fossi e Via Palazzuolo, per una superficie complessiva di oltre 3.550 mq.
 

 

La Loggia è opera di Michelozzo, ma per molto tempo attribuita al Brunelleschi per la sua somiglianza con la Loggia dell’Ospedale degli Innocenti. Il grandioso loggiato si caratterizza per la successione di dieci arcate che poggiano su nove colonne e due pilastri: Il loggiato è stato successivamente decorato con nove medaglioni con figure di santi e due mezzi tondi  raffiguranti lo spedalingo Benino Benini nell’atto di guarire i malati. Il complesso è oggi in fase di recupero e presto ospiterà nuovamente il Museo Nazionale di Fotografia dei Fratelli Alinari (MNAF) e anche il Museo delle Opere d'arte del Novecento di proprietà del Comune, tra le quali la collezione Alberto dalla Ragione.

 


Lo Spedale di San Paolo in una foto d'epoca



CRONOLOGIA DELLO SPEDALE DI SAN PAOLO


L’antico Ospedale, nato nel suo nucleo originario nel 1208, ha subito varie evoluzioni, destinazioni d’uso ed interventi nel corso di secoli:

1208: il complesso nasce come ricovero di pellegrini e come ricovero di malati, poveri e mendicanti

1221: diventa il primo luogo di riunione dei frati domenicani che solo successivamente si trasferiscono nel complesso di Santa Maria Novella.

1222: Contestualmente,  lì accanto, nella chiesa e nella prioria di San Paolino, si insedia il terzo ordine francescano. E’ personalmente San Francesco a crearlo durante una sua visita alla città, di ritorno dal viaggio in Egitto (1211-1213). La storia popolare narra che sia stato proprio S. Francesco ad accogliere i primi terziari e le prime terziarie dei Pinzocheri e  delle Pinzochere, affiliati all’Ordine dei Frati Minori.
I Pinzocheri sono una congregazione religiosa costituita da laici, uomini e donne,  che conducono vita devota, di preghiera e di carità e che si rifanno direttamente agli insegnamenti di S. Francesco.
Proprio nei locali dell’ospedale pare si sia tenuto l’incontro storico tra San Francesco e San Domenico.

1334: viene inaugurata la piazza di Santa Maria  Novella. La piazza, una delle più ampie di Firenze, servì da teatro per le principali feste fiorentine, tra cui il palio dei cocchi, introdotto da Cosimo I nel 1563 per la vigilia di San Giovanni e corso fino al 1858.

1345: la comunità dei Pinzocheri comincia a ricevere gli infermi. Anche le donne prestano servizio nell’ospedale: inizialmente  si tratta di fantesche salariate per accudire le donne inferme, successivamente subentrano le Terziarie.

1495: Viene posizionata la lunetta con l’Abbraccio tra S. Domenico e S. Francesco di Andrea della Robbia, a ricordo dell’incontro tra i due esponenti dei due principali ordini religiosi cittadini.

1451: Martino V, dà  incarico all’arcivescovo di Firenze Antonino Pierozzi di nominare un nuovo amministratore dell’ospedale; i Pinzocheri sono caduti in disgrazia agli occhi del papa per il loro  modo sciatto di amministrare i beni dell'Ospedale.
Sant’Antonino  nomina come Spedalingo, il pievano di San Piero a Sillano, Benino Benini che risolleva  le sorti dell’Ospedale. Il nuovo amministratore dà avvio ai lavori di ampliamento della costruzione due-trecentesca. Le date di inizio e di conclusione (1495) dei lavori sono indicate su due mezze tondi collocati alle estremità della facciata del loggiato. 
Semre a partire dal  1451 l’ingresso dal lato del loggiato diventa l’ingresso principale dell’ospedale (in origine era invece da Via Palazzuolo).

1451- 1459: a questi anni risale la realizzazione del portico ad opera di Michelozzo  (suo unico intervento in materia ospedaliera). Il loggiato, comunemente noto come Loggiato delle Leopoldine, si caratterizza per la successione di dieci arcate che poggiano su nove colonne e due pilastri;  i suoi richiami alla Loggia dell’Ospedale degli Innocenti sono evidenti. Successivamente, tra il 1489 e il 1496, la loggia si arricchisce di nove tondi in terracotta invetriata di Andrea della Robbia raffiguranti figure di Santi francescani e le Opere di Misericordia.

1504:  Papa Giulio II annette all’ospedale di San Paolo anche  il vicino ospedale soppresso dei SS. Jacopo e Filippo detto del Porcellana.

1588  o  1592 : sotto il granduca Ferdinando I, si ha una importante novità nel campo assistenziale, che dà a Firenze un nuovo primato: il vecchio ospedale di S. Paolo viene trasformato in uno “Spedale per convalescenti” cioè per coloro che escono dagli ospedali fiorentini, ospedale  dotato fra l'altro di un orto soleggiato ove trascorrere le ore ricreative. La novità consiste nel fatto che, fino ad allora i malati venivano dimessi bruscamente e tornavano alle loro case deboli rischiando di avere delle ricadute; nel nuovo Ospedale di S. Paolo vengono invece trattenuti e mantenuti  in media dai quattro agli otto giorni sostenuti da un  vitto ipercalorico in un ambiente confortevole, assistiti da infermieri e da oblate prima di essere dimessi definitivamente e poter così ritornare a casa.  Tanto agli uomini che alle donne  veniva somministrato “un pane di once dieci e la misura di un sesto di fiasco a testa” .Ogni giorno i convalescenti erano tenuti a udire la messa che veniva celebrata nella cappella interna allo Spedale.

1780: l’Ospedale di S. Paolo dei Convalescenti viene soppresso da Pietro Leopoldo di Lorena a seguito del sopralluogo effettuato dal medico granducale Antonio Cocchi che ne attesta  l'inadeguatezza funzionale e viene riunito all’Ospedale di di Santa Maria Nuova. I locali vengono destinati in parte alle “Scuole Leopoldine”e in  parte a conservatorio diretto dalle suore Oblate.

1789: Giuseppe Salvetti sostituisce tutte le colonne del loggiato con altre nuove, essendo la pietra serena ormai irrimediabilmente rovinata.

Nel periodo successivo alla prima guerra mondiale l’edificio andò progressivamente in declino fino al secondo dopoguerra, con l’estinzione de “Opera Pia Scuole Leopoldine” decretata dalla Regione Toscana.
Il complesso è oggi di proprietà dell’Amministrazione Comunale e presto tornerà ad essere sede museale.


LE SCUOLE LEOPOLDINE
 

Il granduca Pietro Leopoldo volle che, oltre alle quattro scuole pubbliche di quartiere destinate esclusivamente ad alunni maschi, sorgessero a Firenze anche scuole "a benefizio delle zitelle povere della città". così che tutte le fanciulle potessero giungervi la mattina e il pomeriggio, dopo la pausa per il pranzo. Il numero delle allieve ammesse variava ogni anno: le più piccole potevano avere anche sei o sette anni, mentre le più grandi non supervano i diciotto, perché si sposavano prima o perché, già abbastanza istruite, lasciavano il posto ad altre fanciulle. Le maestre, inizialmente cinque per ogni scuola, erano "intieramente secolari", cioè non erano suore, dipendevano direttamente dal Granduca , ricevevano uno stipendio mensile e godevano di un alloggio nelle stesse scuole; tra i loro benefit si contavano anche "il lume, medico e medicamenti, siccome pure la biancheria tanto da tavola, che da letto". Le scuole leopoldine furono quattro: scuola di S. Paolo per il quartiere di S. Maria Novella, scuola di S. Caterina nel quartiere di S. Giovanni, scuola di S. Giorgio nel quartiere di S. Croce e scuola di S. Salvatore nel quartiere di S. Spirito.

 

 

 

Autore

Marisa Cancilleri

 

 

 

corri la vita logo

tnm

 

img-esteri

 

logo comune firenze