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Ma cosa hanno in comune la Befana e i Re Magi?
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Ma cosa hanno in comune la Befana e i Re Magi?

La Cavalcata dei MAGI di Benozzo Gozzoli in Palazzo Medici Riccardi: un appuntamento da non mancare per la Befana e ammirare il manifesto pubblicitario dei Medici. Ma cosa hanno in comune la Befana e i Re Magi? Sono entrambi      Un amabile falso Storico 

Sospesi tra fede e leggenda, hanno conosciuto l’apoteosi  nel Medioevo e poi nell’Arte.  Per gli storici sono un artificio letterario-propagandistico introdotto da Matteo, il cui vangelo è l’unico che ne fa menzione, senza comunque stabilirne il numero, né il ceto sociale.L’evangelista scrisse intorno all’anno 80, giusto quando la nuova religione stava prendendo piede, quasi un manifesto per rimarcare la rivelazione di Gesù ai popoli del mondo. L’Epifania, appunto, pittorescamente estrapolata all’italiana in “Befana”.

 Da personaggi reali a simboli: tre perché è il numero perfetto e tre sono le razze umane(semitica, camitica, giapetica)  e poi elevati al rango di Sovrani per giustificare i doni, anche quelli simbolici: oro per la regalità di Cristo, incenso per la sua divinità, mirra per la sua passione. Nell’VIII secolo il Venerabile Beda ne produsse anche nomi ed effigi, riprese con entusiasmo nelle leggende medievali, fermo restando che Sant’Elena, infaticabile rastrellatrice di reliquie, proclamo’ di averne trovati i resti addirittura fra le montagne dell’Azerbajan. Trasportati a Costantinopoli, furono traslati a Milano nel 343 per poi essere trafugati a Colonia nel 1164, senza contare che nel 1270 Marco Polo scrisse di averne visitate le tombe a sud di Teheran. 

Instancabili viaggiatori, anche da morti, i nostri magi, che trovano comunque identità storica giusto in Persia, perché erano così chiamati i sacerdoti dei Medi, citati pure da Erodoto quali astrologhi e astronomi. Autorevoli Savi competenti di astri e astrologia, le cui prime rappresentazioni sono appunto in foggia orientale nella catacomba di Priscilla a Roma e nello splendido mosaico di Sant’Apollinare a Ravenna. Studiavano le stelle dunque, ma anche la cometa sarebbe da depennare perché nessuno dei testi antichi ha abbinato i tre sacri pellegrini a una cometa.

Matteo non si sbilancia, menzionando una generica stella visibile però in due tempi relativi agli spostamenti verso Gerusalemme e poi Betlemme. Probabile fosse la congiunzione Giove-Saturno del 7 AC quando i due pianeti si trovarono vicini per tre volte, un evento di speciale importanza rilevato anche nelle antiche effemeridi babilonesi. La cometa quindi fu la poetica invenzione di Giotto che nel suo celebre affresco di Padova la abbinò ai Re Magi e lì rimase nell’immaginario generale come tali Melchiorre, Baldassarre e Gasparre.

 L’Adorazione dei Magi ebbe un successo strepitoso: dal ‘400 gli artisti si sbizzarrirono in fastosi cortei verso la capanna di Betlemme e nelle varie Natività rinascimentali non mancano tocchi personalizzati, vedi l’allegorico  affresco di Benozzo  Gozzoli del 1459 nel palazzo Medici in Firenze.  Paesaggio fiabesco, tesori d’Oriente e i componenti della famiglia Medici che guidano trionfalmente a cavallo una rutilante schiera di personaggi in un’apoteosi di ori, broccati, gioielli simboleggianti  il  potere dei suddetti. Roba che avrebbe fatto rimanere a bocca aperta gli stessi Magi. I quali, pur declassati, senza corona e senza cometa, rimangono tuttavia figure leggendarie e immancabili per la poesia del Presepe.

 

 

Margherita CALDERONI

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