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La terracotta dell’Impruneta rende omaggio ad Artemisia Gentileschi a Palazzo Vecchio
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La terracotta dell’Impruneta rende omaggio ad Artemisia Gentileschi a Palazzo Vecchio

La biblica Maddalena ha sempre ispirato i pittori. Ce ne sono a centinaia. Anche Artemisia si cimentò col suo inconfondibile stile, vedi quella agli Uffizi. 

La biblica Maddalena ha sempre ispirato i pittori. Ce ne sono a centinaia. Anche Artemisia si cimentò col suo inconfondibile stile, vedi quella agli Uffizi. Recentemente riscoperta e rivalutata, l’artista romana di origine toscana (il padre Orazio Lomi era figlio di un orafo fiorentino trasferitosi a Pisa e il cognome Gentileschi viene dallo zio fiorentino) si è andati alla caccia di sue opere disperse qua e là, visto che l’autrice viaggio’ parecchio.

Fra le ultime scoperte, salta alla ribalta una “Maddalena penitente”, gloriosamente nuda e procace, nonché languidamente provocante, uscita da una collezione privata americana, prestata per il restauro in Italia. La presentazione del restauro ha avuto il suo apice in Palazzo Vecchio il 13 settembre grazie a Jane Adams, fondatrice di “Caravaggio & Contemporary” con Roberta Lapucci, storica dell’arte, la quale ha tenuto la conferenza sul quadro. Jane Adams è una strenua sostenitrice della pittura al femminile, e relativi restauri, collegata a Firenze, dove ha collaborato in passato con Jane Fortune, patrocinante americana di molti progetti in proposito, vedi i lavori di Plautilla Nelli, prima donna pittrice di Firenze.

E la Maddalena in questione fu dipinta durante l’inquieto periodo fiorentino di Artemisia, dato che a Firenze seguì Pierantonio Stiattesi, per averlo sposato con matrimonio combinato dal padre, per coprire lo scandalo scoppiato col caso di stupro ad opera di Agostino Tassi. Non fu un matrimonio felice, nonostante 4 figli: visto che la moglie era più brava di lui, lo Stiattesi si lasciò mantenere, chiudendo gli occhi anche su ventilate relazioni extraconiugali. Artemisia si dedicò a trovare sponsor alla Corte di Cosimo II de Medici, sfruttò la conoscenza di Galileo e l’amicizia di Michelangelo Buonarroti il giovane e si fece ammettere addirittura all’Accademia dell’Arte e del Disegno, prima donna a raggiungere tale privilegio.    La Maddalena appartiene a questo periodo di maturazione di Artemisia: le figure femminili che dipinge trasudano fisicità e passionalità nella carne e nello spirito, con accenni alla vicenda traumatica vissuta e con chiara ispirazione a Caravaggio, che conobbe bambina nello studio del padre.

“Lo spirito di un Cesare nell’animo di una Donna”, ebbe a definirsi Artemisia e l’artista contemporaneo Gabriele Vicari, membro dell’Associazione Fiorentini nel Mondo, ne fa il ritratto indomito, fiero e altero senza alterare la sua femminilità. In questa occasione a Palazzo Vecchio ha appunto presentato in anteprima il busto di Artemisia eseguito in terracotta dell’Impruneta, nell’antica fornace MITAL che vanta molte riproduzioni artistiche con l’inconfondibile creta locale e procedimento di antica tradizione, oltre a tegole col sistema che usava anche Brunelleschi, visto che le ha fornite recentemente appunto alla sua cupola. Con Artemisia, Vicari si conferma ritrattista d’eccezione nella scultura come su tela, vedi l’imponente monumento a Galileo a Pisa e il parlante busto di D’Annunzio alla Versiliana, e potrebbe marcare il ritorno della pittrice a Londra, dove visse tre faticosi anni col padre al servizio di Carlo I.

 

Margherita CALDERONI

Fiorentini nel Mondo

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