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…Sulla scia del tuo odore, vado verso climi affascinanti…”
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…Sulla scia del tuo odore, vado verso climi affascinanti…”

Se c’è uno che ha esaltato l’odorato fra i 5 sensi è Baudelaire.L’odore inebria, seduce, repelle, l’olfatto è il reame della metafora, è il senso privilegiato della memoria con la capacità evocativa di percezioni originate dagli altri sensi, a cui fra l’altro si ricorre per la rappresentazione di un profumo: intenso, leggero, dolce, penetrante, carezzevole…

Insomma un grande profumo vale una sintonia, un bel quadro, un’ode poetica, come dice Rovesti e la profumeria diventa un’arte.

 

Lorenzo Villoresi le conferisce anche un’aura magica. La creazione di un suo profumo deriva da impulsi, desideri, visioni che prendono forma quasi in una pittura mentale in cui trovano posto anche miti e leggende del passato. Laureato in filosofia antica e abituato a viaggiare fin da piccolo, è stato sedotto dai ricordi e dagli aromi di culture diverse. Fragranze di luoghi e memorie che rievocano pini mediterranei come cedri del Libano, agrumi siciliani come spezie indiane, fiori selvatici come foglie di tabacco.

Vedendo i profumi Villoresi sugli scaffali di Fortnum&Mason a Londra, sono andata alla loro origine in Firenze. Nell’antico palazzo di famiglia dell’aristocratica Via de Bardi, sono stata accolta dalla consorte, contessa Ludovica Passi, che condivide la stessa passione per i profumi e dirige con dedicata cognizione  il Museo Villoresi dedicato appunto all’Arte del Profumo. Inaugurato il primo giugno 2019, primo esempio in Italia, chiamarlo museo è tuttavia inesatto e riduttivo. E’ piuttosto un itinerario profumato di storia, esperienza, tecnica, fantasia, scienze botaniche, mitologia, glossario,divulgazione e apoteosi di quanto la Natura offre in fatto di profumi e di come l’uomo li imbottiglia.

Al suo tavolo di lavoro, all’ultimo piano del palazzo che si apre su una visione da cartolina della “Città dell’Iris”, circondato da centinaia di flaconcini con le essenze più disparate, Villoresi elabora idee sulla scia di visioni oniriche, che si materializzano in effluvi inebrianti ed evocatori. Quasi come i geni delle Mille e una Notte vengono imbottigliati e distribuiti in più di 40 paesi per esalare fragranze e sensazioni magiche di tempi e luoghi da fiaba.

Prima di approdare a questo atelier personale, l’olfatto viene “educato” nel percorso espositivo su tre livelli, a cominciare da ricerche storiche sugli aspetti rituali ed estetici del profumo, che esulando dalla iniziale sfera sacrale della purificazione.

Aspetti che assumono pure  significati edonistici e  sociali, oltre ad avere  funzioni terapeutiche e cosmetiche nel corso della storia.Di sala in sala di reminiscenze rinascimentali, si incomincia con il glossario dei profumi, definiti con parole che ne spiegano la fragranza, per passare all’iniziazione storica e antropologica grazie ad un filmato. Si ha quindi la nozione scientifica del sistema olfattivo e quella di istinto ed emotività suscitate dai profumi, dagli odori del mondo animale agli incensi.

La via delle spezie dalla carta geografica si materializza in contenitori con la spezia stessa per “inspirarla” e dare informazioni di base dal mirto al ginepro alla vasta gamma degli agrumi, dalla cannella, al pepe, al sandalo, al cardamomo, abbinati ai vari procedimenti di estrazione e distillazione. Si arriva così al cuore del museo, l’Osmorama, la “biblioteca” degli odori, unica nel suo genere in Europa a disposizione del pubblico.

Villoresi lavora con 1300 ingredienti da sintesi dei 150 in natura. Gli oli essenziali si scindono in diramazioni di odori come accordi musicali e al pari delle sinfonie si spandono in combinazione di essenze che toccano corde intime personalissime di gradimento. Come le pietanze, i profumi denotano il gusto individuale, sottolineano la personalità di chi li usa: non è più un fatto di deodorarsi ma di distinguersi,  l’affermazione di una seduzione “su misura”, di uno stile.

Se c’è una cosa No Global, è il profumo, asserisce Ludovica passi Villoresi mentre procede a illustrare con orgoglio le teche con le materie prime, i procedimenti di estrazione, le famiglie di fragranze, la loro definizione. Dai Miti greci di Narciso, Dafne, Giacinto, si passa all’uso del computer per scegliere un paese, la lista delle materie prime e divertirsi con la scheda di lavorazione, poi un tuffo nell’ Aromaterapia, cioè profumo e benessere, apoteosi della cura del corpo: profumo e mito della Giovinezza.(fra le più antiche fragranze di questo settore c’è la cera d’api, l’ambra, il sandalo, il muschio)

Insomma dagli antichi riti religiosi e filtri magici, il prestigio del profumo si è consolidato su basi stimolanti, vivificanti, terapeutiche ed erotiche oltre che narcisiste. Infatti la florida industria dei profumi continua a sfruttare i desideri inconsci evocati dagli aromi: purificazione, intimità ed esotismo. Profumi quali agenti manipolatori? Sarà, ma è una manipolazione così bella e rilassante… Come entrare nei “giardini di delizia” del passato, luoghi di piacere appannaggio dei signori medievali e rinascimentali, dove stare in pace col corpo e con lo spirito, in contemplazione della Natura e immersi nei suoi effluvi profumati.

A proposito di giardino, Palazzo Villoresi vanta variopinte terrazze fiorite a completamento della visita del museo, dove la contessa stessa cura le piante della sua ricca collezione: un altro modo per “toccare con mano” quanto poi distillato in aromi preziosi. A coronamento di quello che dice suo marito: “Ho una visione. Che da origine a un’emozione. Che si trasforma in profumo.”

 

MARGRETA MOSS

“L’olfatto è il senso dell’immaginazione” (GG Rousseau)

 

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