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Una cultura torreggiante

Una cultura torreggiante

Fiorentini nel Mondo Libro del Biadaiolo Biblioteca Laurenziana 2Dal terreno tumultuoso di trionfo e tragedia, arato dalla fuga precipitosa di conflitto politico - le strade sfregiate della battaglia tra i Guelfi ed i Ghibellini - e dal clima equilibriato della serena armonia di studiosità ed artisticità - "la potenza e l'acume dell'ingegno umano o piuttosto divino" nel lessico del grande oratore Rinascimentale, Giannozzo Manetti - le grandi torri dell’orizzonte storico di Firenze emergono ed estendono dalla terra in una assordante esplosione di progresso civico, crescendo come alberi vivaci e fecondi: da un lato, si inclinano e si piegano con una fragilità fatiscente ai venti spaventosi della vendetta, scricchiolando e gemendo dei dolori di sconfitta...

 

 come la ghibellina Torre degli Uberti, spazzata via come polvere dalla pagina della storia; però, d’altra parte, stanno fermi e coraggiosi, un momento perenne in sfida del tempo, con un baldacchino che si estende fuori come le braccia aperte dell’esplorazione umanistica per abbracciare l'intero paesaggio della conoscenza umana - ad esempio, lo splendido Campanile di Giotto, blasonato di bassorilievi e sculture di marmo in lode di tutta la storia della creatività culturale.

Inoltre, come il sole della libertà sfreccia ed inonda attraverso le strade serpentine dell'identità civica, questi grandi alberi diventano un bosco venerabile e potente, come la cristallina e criptica ‘Primavera’ di Botticelli, animato da un chiaroscuro di beneficenza e belligeranza. Ivi, le radici di questi grandi alberi si immergono nell'oscurità e nel mistero dell'antico passato, come il materiale della mitologia neoplatonica per Botticelli, così nell'ispirazione della politica dell'antichità classica, dove le autorità torreggianti della società fiorentina cercavano di difendere e preservare la loro città, ad esempio, i consigli di Machiavelli per il suo sovrano, Lorenzo il Magnifico; mentre, ugualmente, come questi alberi crescono e fioriscono, la stabilità e la sicurezza che danno all'ecosistema dell'urbanismo culturale produce una sovrabbondanza di frutti artistici, tra i quali l'abbellimento abbagliante delle sale del Palazzo Vecchio coltivato dei grandi maestri come Vasari e Paolo Ucello, sotto la venerabile ombra paterna della Torre di Arnolfo. Tuttavia, nella radura di questo grande bosco, mentre gli alberi del potere politico e culturale sorgono e cadono, rimane lo splendido e sereno spirito di Firenze - la Flora della 'Primavera' di Botticelli - l'icona della libertà umanistica, che sopporta e supera tutto, e viene immortalata da Guerrazzi nel suo famoso ‘L’Assedio di Firenze’: “Ecco io propino con l'ultimo sorso che beveranno le mie labbra mortali, alla libertà della Patria.”

 

Autore

Oliver Hickman


'Libro del Biadaiolo' (1328-1330), Biblioteca Laurenziana

 

 

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